Ex armaiolo arrestato: andava a caccia col “bastone-fucile”

Bastone-fucile

I carabinieri ne erano certi: da quel campo di Gussago erano arrivati nitidi degli spari. Eppure, dalla prima perquisizione, non era stato rinvenuto proprio nulla. Sul posto, oltre a un pensionato di 67 anni e al suo bastone da passeggio, appeso ad un albero, non c’era altro. Non un fucile, non una pistola. Non era proprio così: certi del loro udito, hanno perlustrato la zona e poi posato gli occhi sul bastone. Che non è risultato tale: il 67enne, un ex armaiolo, si è rivelato essere il «MacGyver dei bracconieri». Con una certa maestria, aveva costruito un bastone-fucile, che non serviva affatto per appoggiarsi, ma per sparare agli uccelli. L’uomo è stato arrestato e il fucile-bastone sequestrato. In seguito è stata perquisita anche la sua abitazione, dov’è stato trovato anche un secondo schioppo, da lui stesso fabbricato e quindi sequestrato.

La scoperta del «MacGyver dei bracconieri» è uno dei risultati conseguiti negli ultimi dieci giorni dai carabinieri forestali, che hanno messo in atto controlli, appostamenti e perquisizioni all’interno dell’operazione «Pettirosso 2017», con l’obiettivo di contrastare il bracconaggio nella nostra provincia. Attività che hanno portato, oltre all’arresto dell’ex armaiolo, anche alla denuncia di 76 persone, tutte residenti nel Bresciano, alla scoperta di un allevamento illegale e al sequestrato di quasi 1.500 volatili, la maggior parte dei quali trovati nei congelatori di molte case. L’ultima operazione risale a due giorni fa e ha portato in luce un allevamento di uccelli illegale nel quartiere Lamarmora in città.

Tutto è partito da semplici controlli amministrativi: i militari, appena messo piede nell’allevamento, hanno notato alcune gabbie coperte contenenti uccellini tutti senza anellino alla zampa. Da qui sono partiti ulteriori approfondimenti, che hanno portato al sequestro di una novantina di uccelli con gli identificativi manomessi. L’assenza di coppie di uccelli riproduttori e un registro, con la documentazione della cessione degli animali a compratori residenti tra il Veneto e la Lombardia, hanno portato alla denuncia del titolare dell’attività per ricettazione, furto venatorio ai danni dello Stato, falsità in atti e violazione di sigilli.

«Queste operazioni speciali – spiega il capitano Sandra Martinelli – vengono condotte nell’area bresciana perché qui vi sono le rotte migratorie e di conseguenza vi è il passaggio massiccio dell’avifauna. Inoltre la tradizione culinaria si è trasformata in un vero e proprio business con il commercio di specie anche super protette».
Alessandra Portesani

Fonte: Giornale di Brescia