Il libro di Samuele Saleri “L’amore è una giovane tentazione” al concorso “La Giara”

Samuele Saleri
Samuele Saleri

«Mi sono sparato Levi». Primo. E ultimo amore cerebrale di un ragazzotto irriverente, irridente. Samuele Saleri sa spiazzare senza stonature – lui, che oltre a scrivere suona. Lo si era lasciato ai piedi di un tenente sboccato e godereccio per ritrovarlo studioso, padre, e finalista di un concorso letterario blasonato. «Sto terminando la magistrale in Letteratura comparata, a Bergamo», racconta la mente bresciana della saga sul Tenente Gigas, «per questo Levi, che ho riscoperto interamente mentre scoprivo di essere stato selezionato a La Giara».

Saleri ha 39 anni, è responsabile sociale della cooperativa verde L’Aliante, vive nel gussaghese, in cascina, con Irene e Teresa, di pochi mesi. Da poco sa di rappresentare la Lombardia alla sesta edizione del premio letterario bandito da mamma-Rai: «Una soddisfazione inaspettata. Loro a rincorrermi al telefono, io che non rispondo al numero (sconosciuto) convinto sia una di quelle promozioni insistenti. Invece no. Invece era il caso di rispondere alla chiamata».

«L’amore è una giovane tentazione». È il titolo delle 180 pagine battute da Samuele, sulle quali poco si può dire, ora, perché adesso è il momento di incrociare le dita fino a settembre, fase della scrematura finale: ci sono Daria Bignardi, Pier Luigi Celli, Antonio Debenedetti, Gian Arturo Ferrari, Paolo Mauri e Marino Sinibaldi a comporre la giuria nazionale. «L’ho scritto in un mese, questo libro, e l’ho scritto a ottobre: la sera, la notte, il sabato mattina. Avevo appena saputo che sarei diventato papà e passavo il tempo a chiedermi cosa avrebbe fatto – lui, il tempo – alla mia vita. Così, è nata questa storia». Per se stessa. E poi – massì – il cyber-viaggio da Brescia a Roma, tanto per provare. «Sono sincero, e anche scaramantico: di aspettative per il libro non ne ho tante – confessa Sam, definitosi su Facebook giardiniere da strada –. C’è chi corre, chi gioca a calcio… Ognuno in relazione alle proprie attitudini. Io scrivo. È la mia forma di comunicazione, mia e di chi sente d’avere qualcosa da dire: opinioni da mettere in cortocircuito, forse. Se questa necessità che è passione facesse il salto, come qualcosa che si autosostiene, perché no. Ma nel giro della letteratura mi vedrei comunque come sono, senza spettacolarizzazioni. M’impappino, mi batte il cuore». Magari perché non l’ha messo a posto. Anche se «gli anni più tumultuosi sono alle spalle, sono stati al rientro dall’Africa», dove ha passato 4 anni, volontario per un progetto rurale in Uganda, oggi gli occhi di Samuele restano quelli di un pacifico contestatore. «Poi ho trovato questo lavoro, che mi piace molto, ho fatto famiglia, mi sono fermato». Giusto un pit stop.
Alessandra Tonizzo

Fonte: Bresciaoggi