4 dicembre: Santa Barbara ed i Marinai, gli Artiglieri e quelli di Montagna, i gussaghesi

Santa Barbara

Il 4 dicembre: Santa Barbara, Patrona dei gussaghesi; infatti, noi siamo Marinai, Artiglieri di Campagna e di Montagna, Pompieri, Artificieri e Sminatori, Minatori e altre professioni protette. Dunque siamo tutti inclusi e Lei è necessariamente nostra santa Patrona. Ora le cose sono notevolmente cambiate, comunque…

<<Un tempo, nei nostri paesi si celebrava una S. Messa in suo onore perché le popolazioni erano composte di tanti lavoranti in galleria e nei cunicoli per le condotte delle centrali idroelettriche o minatori lavoranti alla vena metallifera per la sua estrazione o cavatori di pietra nelle cave e nei medoli e Lei è la loro protettrice>>. Quanti i gussaghesi lavoranti nei medoli ed al nostro Medol “Fabbrica di calce Buffoli” od all’altro medolo-cava attiguo. Molti di noi credevano che la Santa tenesse lontano i fulmini, dunque durante i forti temporali si prendevano alcuni ferri del fuoco (mòiâ, bèrnàs) e si ponevano fuori dall’uscio di casa facendo la forma di una croce ed invocando la Santa.

Papa Montini da Concesio ebbe da sempre un legame particolare con la sua valle ed i minatori, come anche con la nostra Gussago sin dal 1915. Da cardinale arcivescovo di Milano, a ferragosto nel ‘59, celebrò la S. Messa alla miniera S. Aloisio. Quando il 21 giugno del 1963 salì il soglio pontificio, in Piazza S. Pietro vicino all’altare c’era il labaro bianco della miniera con l’effigie di S. Barbara e sotto la scritta, trapunta in oro, “Metallorum cavatores fidentes defendas” (sìì difesa dei minatori che in te confidano). In quell’occasione i minatori gli consegnarono una lampada a carburo speciale con incise queste parole: ”A sua Santità Paolo VI° i minatori della Valtrompia”. La tenne per alcuni anni nella cappella privata poi la rimandò ai minatori perché fosse accesa in galleria nella festa di Santa Barbara.
http://www.piardi.org/vol3/volume3devozioni421.htm

I gussaghesi sono a Pezzaze, Bovegno ed in Val Trompia a lavorare nei medoli verticali prima e successivamente in Miniera orizzontale (sebbene per mezzo delle rimonte verticali colleganti i vari corsi sovrapposti), garantendosi un necessario, sicuro reddito di sostentamento ed anche una assicurata quanto preannunciata vita assai breve, a causa “dèl mal dè la polver” (la silicosi). Della estenuante vita nei Medoli di Val Trompia ne parla la nostra gussaghese Mariella Annibale Marchina in suo bel lavoro di tanti anni fa.

Anno 1450. Pezzaze, terra mineraria e dei medoli, è sotto la protezione di Santa Barbara, la giovanissima santa. Preoccupazione della Comunità in un periodo di prosperità è di investire in beni redditizi i proventi ricavati dalle tasse sul commercio del legname e delle miniere. Essendo i rappresentanti del popolo gente abile e avveduta i beni immobili della Comunità aumentano notevolmente. Vengono acquistati fondi, case e rinnovate le già esistenti proprietà comunali. Attirati dal benessere esistente nel paese vengono dal bergamasco e dalla Valtellina lavoranti di legnami e soprattutto minatori e maestri del forno che si stabiliscono in paese acquistando parentele, contraendo matrimoni con gente originaria di Pezzaze.
[(Dagli “Annali di Pezzaze” del prete P. Voltolino da Iseo). Vedi vol. 2° cartaceo “I PIARDI”, edizione 2000]>
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L’impiego di molti giovani valtrumplini nelle attività minerarie ed in quella dei cosiddetti Medoli è tuttora ricordata a Pezzaze quanto a Gussago. C’era, infatti, chi, come Gaetano, lavorava giorno e notte ripetendo il turno, …per la famiglia. Anche tra i gussaghesi sono note le fatiche di coloro che lavoravano nei medoli, tutti posti sotto la sicura, o quasi, …protezione della santa giovinetta martire. A Gussago, i giovani e con essi alcuni Piardi, proprio i più giovani per necessità di braccia forti, sono “medoler” in quanto, come dice il termine, lavorano al medol, medolo, cava di pietra di ghiaia a scaglie. Tali sono i fratelli Achille, Giacinto e Giovanni, Achille – Francesco e Piero, fratelli, Pietro G. dèl Medol ed ancora Bortolo detto Nani, Emilio dè P., Francesco detto Cèco con suo cugino Piero suddetto, ma chi potrà mai conoscere il nome e neppure il numero di tanti nostri giovani uomini lavoranti e, sovente, colpiti da quella maledetta polvere? Sì; la polvere nei polmoni!
Durante la decadenza economica dei nostri paesi bresciani determinata da diversi fattori, primo tra tutti la grande crisi dell’attività mineraria, porta ad un lento e progressivo spopolamento dei paesi stessi favorendo il grande fenomeno dell’emigrazione già avviatasi all’inizio del XIX secolo e poi continuata verso la fine dello stesso periodo verso la pianura bresciana, oltralpe e le Americhe per riprendere e proseguire inesorabilmente nel periodo post bellico della prima ed anche della seconda guerra mondiale, ancora verso le Americhe specialmente quelle del sud ma anche in Australia e Nuova Zelanda. Per il XX secolo, fin dal 1930, qualcuno annota che “la decadenza economica è in forte aumento, origina un lento progressivo spopolamento dei nostri paesi (…). Colonie di braccianti e di superbi minatori si disperdono nelle Americhe (…)”. Molti emigranti stagionali od anche annuali e poi in forma definitiva quali “emigrati” vanno a lavorare “in galleria” nei grandi trafori alpini, anche a quello dello Jungfrau – Oberland Bernese (Svizzzera), nel1912. Attorno a questi lavoratori nascono, con essi stessi, i canti, quali tipiche espressioni di queste talpe umane. “Ai dis che i minatori son lingéri” recita la canzone ma è l’orgogliosa affermazione della “diversità del minatore”. Ma da lassù, per tutti e per ciascuno, credenti o meno, veglia Santa Barbara.
S. Barbara. <<barbara, Barbara – III-IV sec. – martire; durante la persecuzione di Massimiano. E’ considerata originaria dell’Egitto, forse, invece, proviene da Nicomedia (Turchia). Le notizie che la riguardano sono leggendarie e con contenuto valore storico. Si vuole infatti che suo padre Dioscuro avesse costruito una torre per rinchiudervi la giovane Barbara che era richiesta in sposa da molti pretendenti. Questa torre aveva due finestre, ma Barbara ne fece aggiungere una terza in o¬nore della SS. Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo). Quando il padre, ostinatissimo pagano, si accorse della professione cristiana di sua figlia, decise di ucciderla. Allora la fanciulla fuggì passando miracolosamente attraverso le mura della torre. Fu catturata e portata davanti al magistrato che la fece torturare, flagellare e condurre nuda e piagata per la città. Essa però tornò a casa miracolosamente risanata e vestita. Allora fu condannata alla decapitazione, eseguita dallo stesso padre. Subito scese un fuoco dal cielo che bruciò interamente il reo padre da non lasciarne neanche le ceneri. E proprio contro la morte istantanea è invocata questa santa, da tutte le persone che per il loro lavoro sono esposte ad alto rischio, come gli artificieri, gli artiglieri, i minatori ed addetti ad altre operazioni rischiose. La morte improvvisa è considerata infatti una mala morte perché non lascia ai peccatori il tempo di pentirsi e convertirsi: in pericolo non è solo la vita terrena, ma anche quella eterna. Sotto la protezione di Santa Barbara sono posti i depositi di munizioni, chiamati appunto “Santabarbara”. La santa è raffigurata oltre che accanto ad una torre, le cui tre finestre sono simbolo della Trinità cui era devota, con anche una pisside in mano, simbolo dei sacramenti di cui si vorrebbe confortata una morte non improvvisa; non manca sovente anche la palma simbolo del martirio>>.
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Le reliquie trasportate a Roma poi a Piacenza sono conservate nella Basilica di San Sisto. Già venerata da secoli, papa Pio XII con Breve Pontificio del 1951, la proclamò Santa Patrona degli artiglieri, genieri, marinai e di quanti svolgono professioni a contatto con il fuoco, la polvere da sparo, le mine, la dinamite, la nitroglicerina, altre ancora considerate rischiose.
La piccola Barbara fu prima percossa con le verghe, quindi torturata col fuoco, subì quindi il taglio delle mammelle e altri tormenti. Infine venne decapitata per mano del padre, come detto. Sempre la tradizione racconta che durante la tortura le verghe con la quale il padre la picchiava si trasformarono in piume di pavone, per cui la santa viene talvolta raffigurata con questo simbolo.
È invocata come protettrice contro i fulmini e la morte improvvisa e protettrice degli artificieri, artiglieri, minatori, vigili del fuoco e carpentieri e, forse, ne tralasciamo.
Santa Barbara nacque nel 273 d.c. La sua vita riservata, intenta allo studio, al lavoro e alla preghiera la definì come ragazza barbara, cioè non romana. Era una denominazione di disprezzo. E’ questo il nome a noi pervenuto da quello suo proprio. Barbara si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia poiché il padre Dioscoro, fanatico pagano, era un collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo. Quest’ultimo gli aveva donato ricchi e vasti possedimenti in Sabina. (…). La profonda, quanto naturale, manifestazione di fede di Barbara provocò l’ira del padre, Dioscoro che la consegnò al prefetto Marciano con la denuncia di empietà verso gli dei e di adesione alla religione cristiana. Durante il processo che iniziò il 2 dicembre 290 Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto ed i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la Fede Cristiana: fu così anche torturata e “graffiata” mentre cantava le lodi al Signore. Il giorno dopo aumentarono i tormenti mentre la Santa sopportava ogni prova col fuoco. Il 4 dicembre letta la sentenza di morte Dioscoro prese la treccia dei capelli e vibrò il colpo di spada per decapitarla. Insieme a Santa Barbara subì il martirio la sua amica Santa Giuliana. Il nobile Valenzano curò la sepoltura del corpo della Santa presso una fonte (sorgente di Santa Barbara) che diventò una meta di pellegrinaggio per l’acqua miracolosa. Quando l’imperatore Costantino nel 313 consentì di rendere un culto esterno ai martiri, i fedeli ornarono il sepolcro e di seguito vi costruirono un oratorio (che si ritiene del VI secolo). Nel secolo IX decadde dal suo primitivo splendore e nel secolo X si poteva considerare abbandonato a seguito dell’invasione saracena. Passata l’invasione attorno all’anno 1000 fu eretta una chiesa completamente rifatta che esiste ancora oggi. Tra il 955 ed il 969 i reatini organizzarono una spedizione a Scandriglia (che oggi si trova in provincia di Rieti) e dopo varie ricerche trovarono il suo corpo. Fu sottratto ai ricercatori di corpi santi e portato al sicuro nella Cattedrale di Rieti dove ancora oggi riposa sotto l’altare maggiore. Santa Barbara è la patrona di Scandriglia e di Rieti.
[Testo di Andrea Del Vescovo]
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Il Diario Romano (1926) indica a S. Maria in Traspontina – Roma, nell’altare a lei dedicato, un frammento di un braccio. Alcune reliquie non insigni di S. Barbara sono conservate, in un cofanetto del XII secolo, nel Tesoro di S. Giovanni in Laterano-Roma, Cattedra del Papa.
[Tratto dall’opera «Reliquie Insigni e “Corpi Santi” a Roma» di Giovanni Sicari].
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L’imperatore Giustino, nel sec. VI, avrebbe trasferito le reliquie della martire dall’Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nella loro città e di qui furono recate nella chiesa di S. Giovanni Evangelista a Torcello (1009). Il culto della martire fu assai diffuso in Italia, probabilmente importato durante il periodo dell’occupazione bizantina nel sec. VI, e si sviluppò poi durante le Crociate. A Roma, poi, secondo la testimonianza di Giovanni Diacono (Vita, IV,89), s. Gregorio Magno, quando ancora era monaco, amava recarsi a pregare nell’oratorio di S. Barbara. Barbara è particolarmente invocata contro la morte improvvisa (allusione a quella del padre); in seguito la sua protezione fu estesa a tutte le persone che erano esposte nel loro lavoro al pericolo di morte istantanea, come gli artificieri, gli artiglieri, i carpentieri, i minatori ed i marinai; oggi è venerata anche come protettrice dei vigili del fuoco. Nelle navi da guerra il deposito delle munizioni è denominato “Santabarbara”.
[Autore: Gian Domenico Gordini]
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Le tantissime motivazioni protettive per le quali viene invocata Santa Barbara possono interessare e coinvolgere tutti noi gussaghesi. Infatti, l’adombrante presenza della “barbara” fanciulla, poi Barbara indi Santa Barbara, da sempre avvolge nel suo alone di immediata manifesta santità ognuno dei gussaghesi, nella veste di arruolati sin dall’istituzione: della Marina Militare, dell’Arma di Artiglieria e di quella da Montagna; e prima ancora quali cittadini minatori, cavatori dei Medoli (dal secolo XIV) e nel Medol di Navezze (più di cent’anni or sono). Di coloro che agivano come “Fuochino”, questo il termine antico, per l’uso della polvere da sparo e del …più moderno Tritolo (Trinitrotoluene) o Dinamite di Nobel, quale addetto allo sparo delle cariche inserite nella roccia al fine di poter avanzare in galleria alla ricerca di minerale, quanto proseguire nello scavo per uscirne fuori, dopo aver abbattuto l’ultimo diaframma e realizzare gli antichi trafori alpini o i moderni tunnel stradali. Per aver a che fare col fuoco, come i Pompieri, con possibili esplosioni tali da porli in serio pericolo di vita e così per quanti gussaghesi? Tutti, come detto! Ci mancherebbe solo la conta, la chiamata nominativa, ma consci che non sapremmo da quale anno iniziarla e, tanto meno, quando poterla terminare, tutti li affidiamo – in coro ed in un’unica comunione – alla protezione di Santa Barbara. Il 4 dicembre ricordiamola!

A cura di Achille Giovanni Piardi

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