Angelo Inganni, scoperta a Gussago l’ambientazione del “quadro birichino”

Opera "Interno di cucina - Piano! Che non si svegli la nonna"
Opera “Interno di cucina – Piano! Che non si svegli la nonna”

Prosegue a Gussago lo studio della Santissima, legato soprattutto alle modalità di occupazione dell’amplissimo appartamento da parte degli illustri inquilini. Prima il miniaturista Giovan Battista Gigola, con la moglie Aurelia Bertera. Poi da quest’ultima, che, rimasta vedova, sposò Angelo Inganni; infine dallo stesso Inganni, dopo la morte della prima moglie, con l’allieva-moglie, la giovane, affascinante Amanzia Guerillot.

Le prime, piccole scoperte che possiamo presentare in anteprima assoluta sul nostro giornale, confortano i ricercatori impegnati nel lavoro nell’ex convento. Lo studio è stato affidato ad un pool di esperti d’arte e storici, guidato dal critico Maurizio Bernardelli Curuz, impegnato anche nello stendere un progetto – su incarico dell’Amministrazione comunale – volto alla riqualificazione della Santissima e alla creazione di un Museo legato alla storia dei luoghi e dei personaggi che hanno abitato l’ex convento domenicano, poi divenuto residenza estiva, luogo di feste e nido d’amore.

L’analisi degli spazi, nel raffronto con i dipinti di Inganni, ha permesso di individuare il punto in cui, con evidenza, fu ambientato il quadro «Interno di cucina – Piano! Che non si svegli la nonna», 1875 circa, olio su tela, conservato a Brescia, nei Civici Musei d’Arte e Storia. Quadro birichino, si disse, poiché l’opera avrebbe rappresentato, in chiave più o meno diretta, la tresca del pittore con la bella e giovane allieva, mentre la nonna – forse un’allusione terribile alla moglie del pittore? – dormiva. Una coazione a confessare e a divertirsi libertinamente della confessione? La scena è ambientata nell’ampia cucina della Santissima. Il quadro ha permesso di far luce anche su mattoni e detriti che stanno ora alla base della finestra. Qualcuno aveva ipotizzato che potesse trattarsi di due sedili in muratura. Invece il quadro mostra un fornello, che durante i restauri potrà essere ricostruito.

«Sia lo spunto aneddotico, privo di intenti moraleggianti, che l’ambientazione, risolta in una cucina modestamente arredata, ritornano in altre opere dell’attività rada dell’Inganni» scriveva Maurizio Mondini, nella scheda del quadro, nell’ambito della mostra dedicata ad Inganni: «Nei Civici Musei Bresciani si conservano altri due bozzetti tematicamente affini. In uno la madre rimprovera la figlia, dopo aver trovato la spada dimenticata dal militare che, intanto furtivamente, cerca di nascondersi nella penombra; il secondo dipinto, più rifinito, raffigura un giovane cacciatore che mostra la preda alla fidanzata, controllati i due dalla nonna che fila.

Un dipinto dal titolo “Amore furtivo” che ben si adatterebbe anche a questo tipo di soggetti comparve in esposizione dell’Ateneo nel 1871». E, passando all’analisi tecnica dell’opera, Mondini proseguiva così: «Con pochi tocchi di colore il pittore ritaglia la figura dello spasimante e il suo cappello a cilindro contro l’intenso chiarore del cielo e delle foglie verdissime che annullano quasi con i loro riflessi la ferrea rigidezza della grata». Le tessere sembrano combaciare alla perfezione, raffrontando il dipinto con l’ambiente a piano terra della Santissima. La grata alla quale si poggiava il distinto uomo è ancora lì, così come quei dettagli che hanno invece subito drasticamente l’incuria e lo scorrere del tempo (come il fornello o il caminetto) e che ora, grazie a questa scoperta, potranno essere ripristinati e riportati alla loro originaria bellezza e offerti al pubblico del futuro (chissà?) Museo nonché «Castello dell’Amore».
R.C.

Fonte: Giornale di Brescia

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