Una “barca di case” segnala un antico fiume lungo via Meano

Via Meano

È iniziata in questi giorni, da parte di un gruppo di appassionati gussaghesi, la ricerca su uno dei punti più singolari dell’antico tessuto urbanistico di Gussago nella zona di via Meano. La strada un tempo era collegata a via dei Folli, passava accanto al Löc de la Begia e, anche, attualmente, prosegue verso sud, puntando verso una biforcazione, le cui linee arrotondate segnano a est e a ovest una sorta di prua che segnala l’assoluta particolarità di quest’area.

Ma perché questa “barca di case”? L’insieme dei toponimi antichi individua la presenza di un torrente che, scendendo da Navezze, alimentava i folli, cioè particolari mulini mossi dall’acqua, utilizzati – nella storia bresciana – con diversi fini. In zone miste e non totalmente industriali come l’antica Gussago, essi potevano venir utilizzati sia per produrre feltro dalla lana che, soprattutto per la torchiatura delle uve. L’acqua, tumultuosa nei primi tratti, diminuiva la velocità creando il tipico meandro di un fiume, cioè parte di una “esse”, naturalmente tortuosa, che caratterizza i corsi d’acqua nel momento in cui giungono a una zona pianeggiante e probabilmente sabbiosa.

Si può presumere che con il tempo, ha spiegato il gruppo di amici, appassionati di storia del paese, l’area dell’«isolotto» sia stata progressivamente occupata dalle case. Il toponimo «via Meano» rinvia a quello di «meandro», nome che caratterizza località bresciane o trentine in cui è ancora visibile la torsione sinusoidale dei fiumi. La presenza di questo torrente «attrezzato» porta assolutamente una nuova luce sulla parte rurale dell’antica villa quattrocentesca chiamata Löc de la Begia. Lo studioso Gaudenzio Ragazzi aveva messo in luce il collegamento del torchio da vino in Valcamonica al nome Begia, probabilmente originato dal verbo «pigiare». Pertanto la denominazione del palazzo nascerebbe non tanto o non solo per indicare una «casa vecchia» (Begia), quanto per stabilire il luogo in cui era in funzione un grosso torchio che, per altro, qui poteva essere azionato dal corso d’acqua. Da notare anche il fatto che la via del torrente, oggi coperto e in buona parte deviato nella Canale, era intersecata dalla strada romana e, presumibilmente da un ponte. In questo reticolo di antichissime abitazioni è rimasto l’edificio di una locanda, trasformato oggi a funzione abitativa. La comparazione delle linee urbanistiche di questo quartiere gussaghese con aree fluviali che presentano meandri e «isole», consente di rivedere in modo straordinario questa zona di Gussago, prima di ogni lavoro di irregimentazione del corso fluviale e della realizzazione degli edifici.
Federico Bernardelli Curuz

Fonte: Giornale di Brescia

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