Bonomi Group corre e aggiorna il traguardo

Rubinetterie Bresciane Bonomi

Un 2021 all’insegna delle soddisfazioni, un 2022 subito di corsa che consente di aggiornare il traguardo in termini di business. Prospettive all’insegna dell’ottimismo per il sistema di aziende che fa riferimento alla nuova holding Bonomi Group spa, con quartier generale a Gussago: è controllata pariteticamente dai rami familiari dei fratelli Aldo (Cavaliere del Lavoro; presidente e amministratore delegato) e Carlo Bonomi (vice presidente e amministratore delegato). Con loro i figli Mario (plant manager Rubinetterie Bresciane), Marta (responsabile marketing), Monica (responsabile acquisti Rubinetterie Bresciane), Massimo (plant manager Valpres e Valbia) e Alessandra (responsabile ufficio acquisti Valpres e Valbia). Mauro Bettoni è il responsabile finanziario, coadiuvato da Luca Tenca e Chiara Prandelli. I dipendenti complessivi sono 558, ma diventano oltre 650 considerati anche i somministrati.

Il gruppo è leader nel settore industriale dell’idraulica, del riscaldamento e dell’oil&gas con la produzione di componenti per la regolazione del passaggio dei fluidi liquidi e gassosi. Comprende – tra l’altro; il dettaglio nel grafico – Rubinetterie Bresciane di Gussago, Valpres srl di Marcheno, Valbia srl di Lumezzane, Fra.Bo spa di Quinzano d’Oglio, Quam srl di Fiorenzuola d’Arda (Pc; ha portato in dote anche gli asset della innovativa startup Loclain srl di Imola, Bo) e Tecnovielle di Lumezzane. A queste, oltre che ad una serie di commerciali all’estero, recentemente si sono aggiunte, altre realtà: Ghibson Italia srl, con sede a Zola Pedrosa (Bo), Ghibson & Co. di Nova Milanese (Mi), Penta srl di Mazzano e AVS AB – Automatik Ventiler System di Malmö, in Svezia, quest’ultima in fase di perfezionamento. Considerato un volume d’affari stimato attorno ai quaranta milioni, queste società sono destinate a dare un ulteriore importante contributo al business di Bonomi Group che, già con riferimento all’anno scorso, mostra un’altra crescita importante: i ricavi si attestano oltre quota 237,7 milioni di euro (189,7 mln di euro l’anno prima), per il 44% realizzati in Italia, trainati anche dall’incremento dei prezzi delle materie prime trasferiti in parte sulle vendite. Il margine operativo lordo sale a 48,5 milioni di euro (era di 36,5 mln di euro), i profitti, ancora in doppia cifra, si posizionano a 21 milioni di euro contro i 19,039 mln di euro del 2020. Numeri che, nel primo consolidato al 31 dicembre 2021, si trasformano in 245,2 milioni di euro in termini di fatturato, 61,5 mln di euro come margine operativo lordo e in più di 25,6 mln di euro alla voce utile netto. Ancora consistente l’impegno sul fronte degli investimenti: basta ricordare gli oltre 75 milioni di euro messi sul piatto tra il 2020 e il 2022 (sono programmati altri 26 milioni di euro).

Il 2022, finora, conferma il trend positivo, considerato che a fine giugno il volume d’affari mostra un +20% su base annua e consente di prospettare a fine anno un traguardo vicino ai 300 milioni, destinato comunque a essere superato considerato l’apporto delle aziende rilevate recentemente. «Dobbiamo crescere per essere competitivi, essere competitivi per crescere», ricorda il presidente Aldo Bonomi evidenziando l’impegno, in questa fase, concentrato soprattutto sull’integrazione delle società acquisite. «Non ci facciamo distrarre da altro e, nonostante alcune preoccupazioni legate al contesto generale, siamo comunque pronti a cogliere altre opportunità. Il gruppo non è assolutamente in vendita, non ci pensiamo nemmeno anche perché ad esso è legato il futuro dei nostri figli».

All’attenzione sul fronte dell’ambiente e della sostenibilità – il 30% dell’energia utilizzata è autoprodotto grazie all’impianto fotovoltaico; il gruppo sfrutta anche il geotermico – si accompagna quella per la formazione: lo testimonia la quarta edizione dell’Academy, prossima al decollo, che offrirà una opportunità, anche in termini occupazionali, ad altre 30-40 persone. In tema di risorse umane, il vice presidente Carlo Bonomi, torna su un aspetto da tempo al centro dell’attenzione del made in Brescia. «Molte aziende faticano a trovare ingegneri e altro personale e questo si scontra con la situazione legata anche al Reddito di Cittadinanza: questo strumento dovrebbe esistere solo per le categorie deboli. E nelle zone, come quelle del Nord Italia, a livello generale l’erogazione è inconcepibile considerato che le occasioni di lavoro ci sono, bisognerebbe solo volerle cogliere…».
R.ec.

Fonte: Bresciaoggi

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