Guido Bontempi e i Campi Elisi: un trionfo lungo 34 anni

Guido Bontempi maglia gialla

Il 27 luglio di 34 anni fa un bresciano ha trionfato nell’ultima tappa del Tour de France ai Campi Elisi: è stato Guido Bontempi a siglare la prestigiosa vittoria con uno sprint che ha annichilito Eric Vanderaerden, Josef Lieckens, Bernard Hinault, Frank Hoste, Steve Bauer, Regis Simon, Nico Edmonds, Guido Van Calster e Francis Castaing. Nel 1986, anno in cui ha vinto anche cinque tappe al Giro d’Italia e numerose altre corse, Guido-jet ha ottenuto ben tre successi di giornata alla più prestigiosa corsa a tappe del pianeta: oltre a quello ottenuto a Parigi è stato primattore a Viller sur Mer il 9 luglio e a Nevers il giorno prima dell’exploit di Parigi.

Guido Bontempi è stato il terzo bresciano a cogliere il successo al Tour de France: Michele Dancelli nel 1969 ha tracciato la strada a Aldo Parecchini primo nel 1976. Ma è stato lui a fare sognare i tifosi azzurri con una prestazione monstre dieci anni dopo il successo per distacco dell’ex bi-campione italiano dilettanti di Nave. In carriera il gigante di Ronco di Gussago ha vinto ben sei tappe al Tour: un prologo con la conquista della maglia gialla non valida per la classifica generale e cinque tappe in linea. Alle quali occorre aggiungere due cronosquadre conquistate con Carrera (1987) e Gewiss Bianchi (1995), per un totale di otto primi posti. Oltre alle tre tappe vinte nel 1986, il velocista franciacortino ha tagliato per primo il traguardo nel 1988 nel prologo di Le Beaule, nel 1990 a Limoges e a Wasquehal per distacco nel 1992. Nella classifica dei pluri-vittoriosi italiani alla Grande Boucle solo nove corridori hanno fatto meglio di lui. Davanti a lui figurano Gino Bartali e Mario Cipollini con dodici vittorie; Raffaele Di Paco con undici; Ottavio Bottecchia e Fausto Coppi con nove; Marco Pantani e Learco Guerra con otto; Fiorenzo Magni, Nino De Filippis e Felice Gimondi con sette. Sull’ultimo traguardo della Grande Boucle a Parigi negli si sono affermati solamente altri quattro azzurri: Ottavio Bottecchia nel 1924 e 1925 (Dunquerque-Parigi); Learco Guerra nel 1933 (Caen-Parigi); Fiorenzo Magni nel 1953 (Montiucon-Parigi); Felice Gimondi nel 1965 (Versailles-Parigi a cronometro).

Per Guidone una vittoria che gli ha aperto le porte dell’olimpo perché cogliere la vittoria sull’ultimo traguardo è davvero tanta roba: per riuscirci bisogna infatti superare Alpi e Pirenei, con caldo opprimente e condizioni meteo quindi incredibili. Ma nel 1986 il nostro campione è riuscito a cogliere una serie di successi strepitosi collezionandone ben tredici: dalla Gand-Wevelgem alla Parigi-Bruxelles, passando per il Giro d’Italia con la conquista della maglia ciclamino e alla Tre Valli Varesine. Davvero un anno molto speciale che gli ha permesso di scalare il vertice. E al termine della tappa di Parigi il fuoriclasse bretone Bernard Hinault ebbe parole di elogio per il nostro campione esaltandone le qualità sportive e umane che lo hanno portato a fare la storia: «Guido è un velocista straordinario, capace di inserire il turbo alcune volte nelle ultime centinaia di metri: un autentico fuoriclasse delle volate». Detto dal corridore transalpino, quell’anno secondo alle spalle dell’americano Greg Lemond è davvero tanta roba. E Guidone al termine della sua vittoriosa volata ebbe a dire: «Ho ottenuto due vittorie di fila nello stesso modo: questa volta è partito lungo subito dopo l’ultima curva Greg Lemond, trascinandosi dietro il canadese Steve Bauer e Bernard Hinault, il quale non aveva nascosto di voler vincere al suo passo d’addio al Tour. Io sono riuscito a prendere la ruota e la velocità giusti al momento opportuno riuscendo a vincere. Sono davvero orgoglioso di questo successo, colto davanti a decine di migliaia di spettatori in una giornata da sogno».
Angiolino Massolini

Fonte: Bresciaoggi

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