Cenni storici su Gussago: l’abitato di Ronco

Il nucleo abitato di Ronco, formatosi come comunità organizzata vera e propria fin dall’alto medioevo, si è conservato pressoché uguale per secoli come un piccolo agglomerato non fortificato, aperto su alcune strade, privo di un preciso centro e di case sparse, raccolto in una unità urbanistica abbastanza simile ad altre di Franciacorta.

La sua posizione geografica posta sul percorso tra Gussago e Rodengo, a mezzo tra collina e pianura, ha determinato insediamenti di edifici sui lati delle strade, perpendicolari su quelle da nord a sud, con collegamenti verso i terreni; e paralleli alla strada su quella da ovest ad est.

L’oratorio di S. Sebastiano è al centro del nucleo, con una piccola piazza non specifica per mercato, ma piuttosto spazio come luogo di incontro, indicativo di una economia abbastanza chiusa, essenzialmente agricola; la parrocchiale, nella zona più a monte, domina tutto l’abitato e sorveglia l’incrocio di antiche strade.

Le case più vetuste di Ronco sono testimonianza di una comunità dedita ad attività produttive rurali, in condizioni di relativa autonomia nell’organizzazione degli spazi e nello sfruttamento del territorio.
Sono in genere tutte abitazioni legate alla coltivazione di cereali, alla viticultura, al piccolo allevamento, con differenziazioni quando la casa era destinata al padrone, ai suoi contadini o ai massari, ma con elementi costitutivi comuni.
Si tratta del modello edilizio della “casa a corte” assai diffuso in molte aree geografiche bresciane e lombarde, costituita da un edificio abitativo esposto a mezzogiorno con portico, loggia, cortile ed altre costruzioni di servizio sul lato opposto.
Vi si accede dalla strada attraverso un portone “voltato” o (più raramente) un cancello, che conduce allo spazio cortilizio chiuso a recinto dai due blocchi di costruzioni contrapposte.
Le quattro o cinque stanze a piano terra dell’edificio principale, a pianta quadrata e con volto a botte o a crociera, aperte sul portico, erano adibite a cucina, sala, stalla, dispensa, a volte cantina. Solo la cucina aveva il camino, spesso comunicante con la sala (ma ogni famiglia organizzava l’interno secondo esigenze proprie).
Una scala esterna sotto il portico, di solito in pietra, conduceva alle camere del piano superiore aperte sulla loggia, utilizzata per essiccare cereali, frutta o per deposito di prodotti agricoli o legna; nella soffitta, se c’era, si ricavavano altre camere o si mettevano frutta e verdura a seccare o a conservare – o salumi a stagionare (ma per questi si preferiva la cantina o una stanza presso la cucina).
I pilastri del portico erano in laterizio o in pietra di qualche cava vicina, mentre per abitazioni più importanti si usavano colonne in pie- tra, monolitiche, con fusto liscio fusiforme o rastremato, (con diametro più largo alla base) e con capitello. Gli edifici in fondo al cortile o ai lati del portone erano stanze di servizio, depositi attrezzi e carri, ripostigli, pollai, stalle, fienili.
Il pozzo era sotto il portico, nel cortile o in una stanza di servizio che diventava anche la “bügadera”, o a metà tra due caseggiati (i löc) per servire più famiglie.

Anche le residenze di tipo padronale, che i proprietari adibivano a loro uso per molti periodi dell’anno o per residenza stabile, avevano un impianto analogo alla casa contadina: un edificio abitativo dal lato sempre esposto a mezzogiorno, una corte centrale raramente tenuta a giardino, edifici di servizio sul lato opposto ed altre abitazioni laterali per i contadini.
La parte padronale era a due piani con portico a piano terra e loggia sovrastante, sorretti nel periodo quattrocentesco da colonne esili ed archi eleganti e, nel periodo cinquecentesco ed oltre, da colonne più massicce del tipo tuscanico o neoclassico con archi più grandiosi sempre a tutto sesto.
Le stanze a piano terra erano destinate a solo uso di cucina, sala grande – la caminada -, salette; la scala era interna, adiacente alla cucina e con accesso dal portico, in pietra, larga e quasi scenografica. Spesso il loggiato superiore non veniva conservato, ma si ricavavano altre stanze con finestre sul cortile.

In questi edifici padronali la corte era chiusa da muri e da strutture di servizio: stalle, fienili, cantine, pollai, depositi, spesso sormontate dalle torri colombere, con uscita diretta sul brolo (orto e frutteto per uso domestico, chiuso da muri di pietra) e apertura sulla strada tramite portone voltato.

Nonostante le periodiche trasformazioni subite da queste abitazioni, frazionate fra più proprietari soprattutto dopo la seconda metà dell’800, e riadattamenti per variazioni d’uso – in particolare se era cambiata l’attività di chi le abitava – e per miglioramenti igienici, si può riconoscere la struttura della “casa a corte” in molti edifici di Ronco. Spettacolare per grandiosità di strutture è la grande cascina sul lato sud della strada principale, già fabbricato per azienda agricola degli Averoldi, poi Andreoli; anche quella all’inizio dell’attuale via Parrocchiale ha mantenuto la sua fisionomia. Sulla stessa via si affac- cia il portone sovrastato dall’antica torre colombera del casamento rurale Cazzago, poi Mazzelli, Tregambe e altri, riportato in questi anni dalla proprietaria sig.ra A11oisio e consorte, alla sua rustica, composta eleganza unitaria. (Al centro del cortile un tempo esisteva una grande pietra da macina o per un torchio, interrata da circa settant’anni per- che impediva movimenti di carri e mietitrebbia di notevole ingombro; c’è ancora un gelso bicentenario, simbolo di una antica e preziosa attività, la bachicoltura).

I modelli architettonici padronali più eleganti si riconoscono nelle due case sulla strada principale già segnalate dal Lechi, che nel ‘400 costituivano un unico edificio, suddiviso poi tra Cazzago e Averoldi tra ‘700 e ‘800, con portico ad archi e bella loggetta.
Un edificio di fine ‘800 nelle vicinanze conserva un più solido colonnato, ora poco visibile nella tamponatura; lo stesso tipo di portico esiste in due case già Averoldi, Cherubini, Cattalini verso Padergnone. Colonne e portico importanti, con scalone interno si vedono ancora nella casa a nord della chiesetta di S. Sebastiano, già Cazzago poi Mazzelli, Novali e Codenotti; una abitazione originaria mente di tipo rurale dei Masperoni, successivamente suddivisa in nuclei differenziati per proprietari e braccianti dai Calmi e poi perfezionata nelle strutture padronali dai Cadeo nel secolo scorso, ha acquisito tutto il carattere ed il decoro di residenza padronale che dovettero avere in passato le abitazioni segnalate, grazie ai lavori fatti eseguire dagli attuali proprietari, Sig.ra Mariapia Cambruzzi, nipote dell’Ing. Achille Cadeo, e il marito Sig. Guido Vecchi. Anche l’ex canonica parrocchiale, oggi oratorio, conserva un elegante portico a colonnine con capitelli lobati e un primo piano a superficie piana e liscia in armonia con la parte sottostante.

Nate da specifiche esigenze funzionali e produttive, queste “case a corte” sono un’immagine che più di ogni altra conferisce unità al paesaggio, plasmato dalla vita della comunità nell’ambito di una cultura agricola di antica origine; pur nelle mutate condizioni abitative e produttive, sono uno degli elementi costitutivi dell’identità di un territorio e della gente che lo abita.

Fonte: www.comune.gussago.bs.it

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