Cenni storici su Gussago: il borgo di Sale e il suo castello (parte 2)

Il castello

Poco lontano, sempre sulla dorsale collinare, i feudatari di Sale si erano costruito, almeno fin dal X secolo, il castro, un vero e proprio castello, ritenuto per anni da alcuni studiosi una casa torre, dalle solide mura larghe un metro e mezzo. Erette in pietre squadrate da abili scalpellini e ben collocate, formavano (e sono visibili ancora oggi) sia la struttura perimetrale che il “volto” delle stanze al pianterreno e le pareti di quelle superiori, poste appunto a torre, con stretta scala interna in pietra; il loggiato a mezzogiorno fu aggiunto in epoca più tarda, quando non era più così pericoloso affacciarsi sull’esterno. Un grandioso portale d’ingresso da levante subì un rialzo probabilmente nel ‘400 e fu decorato, in alto e nel bottato, di bei fregi ancora leggibili.

Il ripristino di questo castello che per anni era stato considerato un rudere e su cui altri erano malamente intervenuti è stato realizzato con paziente ricerca, studio e competenza da parte degli attuali proprietari, che lo hanno recuperato alla sua autentica dimensione storica e ne continuano l’appassionata, amorosa conservazione.
Sul lato occidentale del castello furono edificate nel ‘500 dai vari discendenti dei Sala nuove ali di tipo padronale – residenziale a monte del cortile, volte a mezzogiorno, con portale d’ingresso dalla strada a pilastri di pietra ad effetto prospettico; è sovrastato dallo stemma dei Sala e da decorazioni monocrome con motivi di corazze, bucrani, scudi e altri ornamenti classicheggianti, simbolo di potere politico e cavalleresco tipici dell’epoca. Anche in questo caso, la sensibilità dei proprietari di oggi ci permette di vedere le tracce autentiche del passato rispettate e spesso valorizzate, malgrado interventi non pertinenti di altre epoche e le esigenze dei tempi moderni.

Sempre sullo stesso lato della via S. Stefano, ancora a ponente, un cortivo con grande aia e abitazioni dei contadini sono probabilmente dello stesso periodo del castello, o comunque del 1300, come le cascine del lato opposto della strada, con stalle e fienili a monte e ampie corti con portici e loggia a mezzogiorno.
La grande casa che alza sull’angolo una struttura a torre con base bugnata e sovralzo divenuto una colombaia, si allunga su via Sale con un corpo più basso sempre in pietra in cui si leggono una monofora e finestre di vario tipo ed epoca: è considerata uno degli edifici più antichi della frazione, di epoca medievale. Un altro corpo più basso aumenta il volume della casa verso nord, con tracce di innumerevoli manomissioni che non ne hanno cancellato la bella struttura. Fu usata sicuramente, almeno nei primi tempi, come abitazione di qualche nucleo familiare dei Caprioli, dato che aveva belle stanze con decorazioni murali – o affreschi – su una parete esterna; poi fu utilizzata dal massaro, che sicuramente riceveva i contadini o faceva i suoi conteggi nella grande stanza a piano terra con un camino demolito quando fu effettuata l’apertura con saracinesca visibile dalla strada; all’interno esistevano il grande torcolo con rullo, contrappesi in pietra e vite in legno d’ulivo, nonché un forno e un pozzo divenuto famoso per la leggenda delle gentildonne fatte misteriosamente sparire durante le feste di certi signori.

Sulla stessa strada verso nord, si riconoscono altri edifici a corte ormai trasformati in moderne abitazioni. Un altro nucleo di antiche case quasi “a schiera”, popolarmente definito “il corso”, un tempo piccoli “corpi” per brassenti dei grandi proprietari, ha conservato la sua fisionomia ed il suo frazionamento.
Sul lato opposto della strada, al di là del muro ancor oggi sovrastato da pilastrini da vigneto, si intravede una grande villa padronale a corte chiusa sui quattro lati con una torre colombera centra- le, portico a sei campate con pilastri e galleria al primo piano. Oltre la cinta, a occidente e a mezzogiorno, broli e vigneti con acqua del vaso Vaila.
In fondo alla via, di fronte alla casa d’angolo ed esso stesso struttura d’angolo, si alza il palazzo dei Conti Caprioli, affiancato sul lato occidentale dall’oratorio di S. Adriano; la costruzione rigorosa non concede nulla a frivolezze o decori, a parte le due torrette colombaie e passerere simmetriche al corpo centrale che alleggeriscono il tutto.
Verso levante, unita al palazzo, la grande casa a corte chiusa per le attività agricole dei contadini e poi dei fittavoli, fu per secoli parte importante nella gestione delle “possessioni” di questa famiglia, che ospitava il fattore in un’altra casa a corte sul lato opposto, all’inizio di via Casotto.

Ultima, per quanto riguarda il borgo di Sale, ma non per importanza, la cascina un tempo abitata dai fittavoli dei Rovetta e prima ancora proprietà Ettori e Quistini (probabilmente, sulla base delle descrizioni in estimi dei secoli XVI e XVII, era casa padronale con spazi per attività agricola dei potenti fratelli signori Bona e prima ancora dei Sala che con i Bona si erano imparentati).
Vi si accede da un grande androne acciottolato che conduce a porticati con alte travature di tetti per fienili; sul cortile a corte chiusa si aprono le ali laterali un tempo di servizio, con porticato e fienile anche per i malghesi stagionali, e di abitazione esposte a mezzogiorno; l’edificio prosegue verso est con una struttura di tipo padronale, quattrocentesca, più prestigiosa e con spazi di rappresentanza, dotata di sale più ampie con grandi camini, che si aprono su un portico con armoniosi pilastri del’ 400 in pietra bianca.
Della medesima epoca, una scala a chiocciola in pietra, con gradini che fanno corpo unico con la colonna centrale, conduce alla torretta colombaia conservata nella sua aerea luminosità. Un pozzo in fondo al portico, il forno su un lato del cortile nei pressi di porcilaia e pollai, la zona delle scuderie e delle stalle per cavalli e carrozze danno conferma dell’esistenza di un’azienda padronale autosufficiente e ben organizzata intorno alle differenti esigenze di lavoro e di vita di quanti l’abitarono in passato.
Questa parte dell’edificio fu aggiunta ad un corpo più antico posto nella parte nord-est della attuale costruzione, di cui si vedono bene le pietre dei muri perimetrali, massicce ed oblique nella base della struttura d’angolo (poteva essere una torre di controllo sulla strada sottostante), con stanze dal soffitto a volta in pietra, alte finestre più simili a quelle di un posto di guardia che non a quelle di una cucina come vediamo oggi.

La corte ed il brolo della cascina sono stati di nuovo cintati da un muro analogo a quelli del ‘600, che nel caldo colore del medolo si stempera nelle sfumature della bella campagna circostante, in ogni stagione.
L’attuale edificio, di notevole valenza storica, è stato recuperato ed adattato alla vita di oggi con sensibile attenzione ad ogni struttura preesistente, ad ogni materiale, ad ogni funzione, non solo con estrema competenza e passione di chi ha studiato l’intervento, ma anche con autentico amore per la bellezza e per la storia da parte dei nuovi proprietari.

Fonte: www.comune.gussago.bs.it

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