Collegare il Lago d’Iseo all’Adriatico? Si può fare, signor Napoleone

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Il matematico bresciano Domenico Coccoli, nato da famiglia povera, fece carriera anche nel settore dell’ingegneria idraulica, tanto che, dopo aver partecipato alla rivoluzione bresciana e aver insegnato nei licei della Repubblica Cisalpina, divenne Ispettore delle acque e delle strade nel 1806.

La sua commissione, valutò un progetto per collegare il lago d’Iseo e la città di Brescia con il mare Adriatico. In quell’epoca infatti, la protoindustria bresciana si scontrava con la carenza di adeguate infrastrutture di trasporto e questo progetto favoriva gli interessi militari francesi dato che a Caionvico, sul naviglio Grande, proprio l’amministrazione napoleonica aveva fatto erigere la nuova fabbrica di cannoni ed ancore che, grazie al progetto, sarebbe stata messa in comunicazione con l’Arsenale di Venezia.

Il progetto di Coccoli prevedeva lo sfruttamento della roggia Fusia che collega Paratico con Rovato, prolungandola a nord-est (sfruttando una pendenza favorevole che dà la falsa impressione che l’acqua risalga verso i monti) fino a Ronco di Gussago, scendendo a Badia e Brescia dove il porto sarebbe stato creato a Porta S.Giovanni, per raggiungere poi Canton Mombello dove nei pressi si sarebbe innestato nel Naviglio Grande. Si prevedevano operazioni maestose, come la creazione di un ponte-canale per scavalcare il Mella nei pressi dell’attuale via Milano. Il piano trovò favorevole l’ingegnere Gaspard Riche de Prony, primo ingegnere dell’impero, e fu approvato da Napoleone il 18 giugno 1805.
Il canale, non è il caso di dirlo, non ebbe esito. Forse perché bloccato dal podestà di Brescia Gaetano Maggi e dal consultore delle acque e delle strade Giovanni Paradisi, a causa dei costi troppo onerosi di realizzazione.

Il progetto venne rispolverato nel 1911, ma fu dopo la prima guerra mondiale che l’attenzione dello Stato al canale si mostrò molto favorevolmente. La guerra aveva permesso un’enorme sviluppo industriale della provincia ed era ormai chiaro che il sistema ferroviario non era in grado da solo di soddisfare l’esigenze dell’apparato produttivo bresciano. Si riprese perciò il progetto del Coccoli, aggiungendo canalizzazioni che avrebbero collegati i fiumi Oglio e Adda.

Si ritenevano importanti le vie fluviali interne perché i costi di manutenzione sul lungo periodo erano molto inferiori a strade e ferrovie, oltre a permettere la possibilità di canalizzare acque irrigue e bonificare aree ancora allora paludose. L’avvento del fascismo invece virò le risorse finanziarie sulla creazione di una rete autostradale, ritenendo che il futuro sarebbe stato nel nascente mezzo dell’automobile, decretando l’abbandono definitivo del canale dell’alta pianura bresciana.

Fonte: Brescia Genealogia

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