Commercio equo e solidale, a Brescia dieci realtà certificate, a Gussago c’è Warawara

bottega Warawara

Che a Brescia la parola solidarietà sia di uso comune è assodato. Una parola peraltro declinata in ogni forma possibile. La riprova si trova anche nel recente studio disposto dalla Regione Lombardia sul Commercio equo e solidale, commissionato ad Altraeconomia, che ha prodotto una fotografia nitida di questo tipo di mercato «alternativo» in Lombardia. Da un articolato incrocio di dati, emerge che a Brescia e in provincia esistono dieci associazioni «certificate» (contate dagli elenchi forniti da Equo Garantito, associazione di categoria, Assobotteghe, rete di 700 organizzazioni no profit, e importatori lombardi) e che dispongono di 20 punti vendita in cui offrono alimenti, prodotti d’artigianato realizzati in Paesi del Sud del mondo da lavoratori che non vengono sfruttati ma pagati in modo equo rispetto al loro impegno, cercando di rispettare anche l’ambiente.

Le dieci realtà bresciane rientrano tra le 81 a livello regionale, dove a farla da padrona è sicuramente Milano che conta 21 realtà (tra associazioni e cooperative) con 36 punti vendita. Brescia è la seconda provincia, seguita per numero, da Como con dieci realtà e 17 negozi, Bergamo con otto organizzazioni e 12 punti vendita. Ultima è Mantova, dove le realtà del settore sono solo due e i negozi tre. Tuttavia, secondo quanto elaborato nella ricerca, la provincia più «equa» è quella di Sondrio (sette realtà per sette negozi) che vanta un punto vendita con prodotti del commercio equo e solidale ogni 26mila abitanti. Brescia ne conta uno ogni 63mila; Mantova uno ogni 137mila e Pavia uno ogni 182mila.

Le associazioni o le cooperative attive in Lombardia che puntano a un modello di mercato differente, in cui contano le persone più che i profitti e che vogliono garantire una vita più dignitosa ai lavoratori del Sud del mondo, sono nate per lo più da oltre 15 anni. Complessivamente coinvolgono 12.200 soci, che gestiscono i 139 punti vendita. Un numero particolarmente elevato nella nostra regione, tenendo conto del dato nazionale che arriva a stento a 400. Il primato lombardo si concretizza in 16,1 milioni di euro di fatturato delle organizzazioni censite, con una media di 200mila euro l’anno, ma con profonde differenze tra provincia e provincia: Milano fa il 37%, Mantova l’1%.Una Bottega dal mondo a Brescia ricava 1,22 euro ad abitante, a Sondrio (virtuosa) 3,66, nella provincia di Monza Brianza 2,32. A Bergamo invece 1,41 euro ad abitante, a Mantova 39 centesimi. E anche il mercato equo e solidale ha risentito della crisi, a cominciare dal 2010, come hanno riferito gli intervistati dalla società che ha effettuato l’indagine per la Regione Lombardia. Non si dimenticano i legami con realtà in qualche modo collegate al mercato equo e solidale, come le produzioni di Libera Terra, frutto dell’impegno di Libera contro le Mafie o dell’economia carceraria, i rapporti con i Gas e nello specifico viene citato come esempio il Biodistretto di Valle Camonica, che dal 2014 ha coinvolto 12 Comuni, scuole, aziende agricole, associazioni e operatori turistici. I lavoratori sono 157, il 90% dei quali di sesso femminile e per l’80% con orario part time, mentre i volontari lombardi sono 2.400, ed è stato proprio grazie al contributo di queste persone che 43 organizzazioni su 81 sono ancora in vita. Solidarietà nella solidarietà.
Daniela Zorat

Banane e cacao, ananas e caffè tra i prodotti più venduti

Banane, zucchero di canna, cacao, caffè ed ananas. Questi i prodotti alimentari più venduti nelle Botteghe equo solidali, a marchio Fair trade, una certificazione etica. I licenziatari di questo speciale riconoscimento in Lombardia sono 24 e quattro operano nella nostra provincia. La clientela che frequenta le Botteghe del mondo ha un’età perlopiù compresa tra i 25 e i 45 anni (38%), tra i 45 e i 60 (36%) mentre solo il 3% ha meno di 25 anni. Il 56% dei clienti è laureato. La spesa dei lombardi in questi punti vendita (139 in tutta la regione) è compresa tra i 61 e i 65 milioni di euro.

Fonte: Giornale di Brescia

Per approfondire:
http://www.bottegasolidalewarawara.org

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