Condannati due fratelli per estorsione e spaccio

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La ricostruzione fatta dalla procura di Brescia è stata accolta solo in parte dal tribunale di Brescia che pur condannandoli è rimasto ben al di sotto delle richieste fatte dalla pubblica accusa che complessivamente per loro aveva chiesto tredici anni di reclusione. Sono stati condannati a quattro anni e sette mesi, uno, e a due anni e quattro mesi, l’altro, i due fratelli di Gussago finiti a processo con l’accusa di spaccio, estorsione, tentata estorsione, lesioni e detenzione di arma clandestina. Secondo gli inquirenti i due fratelli, Fabio e Maurizio Scarpello di 36 e 31 anni già titolari di un ,locale nel paese dell’hinterland cittadino, avrebbero gestito un giro di spaccio di cocaina arrivando anche a malmenare i clienti che restavano indietro con i pagamenti dello stupefacente.

Il tribunale di Brescia, il processo si è celebrato davanti alla Prima sezione penale, li ha condannati per estorsione e tentata estorsione oltre che per gli episodi di spaccio (quest’ultimo reato è stato riqualificato rispetto al capo di imputazione formulato dalla procura al termine delle indagini), ma li ha assolti dagli altri reati a partire da quello relativo alla detenzione di un’arma clandestina recuperata nei pressi della loro abitazione al momento dell’arresto. Uno si trova ancora in carcere, l’altro invece è sottoposto a una misura meno afflittiva. Accolta quindi la tesi della difesa dei due ragazzi secondo cui non poteva essere provato con assoluta certezza che la pistola «clandestina» appartenesse proprio a loro. A fare scattare l’indagine che aveva fatto finire in cella i due trentenni era stata la denuncia presentata ai carabinieri dalla moglie di un operaio bresciano con il vizio della cocaina. La donna, una sera, aveva visto rientrare il marito con diversi lividi.

«Stavo guidando – aveva poi raccontato l’uomo durante una delle udienze del processo – quando mi sono visto inseguire da un’auto con a bordo uno di loro. Dopo essere stato speronato, mi ha costretto a scendere dalla mia vettura. Dopo poco è arrivato il fratello e mi hanno preso a calci e pugni per il fatto che gli dovevo alcune migliaia di euro per cocaina acquistata da loro nel tempo». Un racconto contestato dalla difesa dei fratelli Scarpello. «Il debito era stato saldato – avevano sostenuto nella loro arringa i legali della coppia di trentenni. Non c’è stata alcuna estorsione».
Paolo Cittadini

Fonte: Bresciaoggi

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