
È una delle rare esperienze cooperative del settore vitivinicolo bresciano: una realtà fondata nel 1952, ma probabilmente attiva in anni precedenti, che da tempo ha intrapreso un percorso di rinnovamento per crescere e trovare nuove quote di mercato. La Cooperativa Vitivinicola Cellatica Gussago, realtà da 50 soci (20 conferitori di uve) controlla in totale una dozzina di ettari di vigna: tanti piccoli appezzamenti collinari dislocati non solo nei due comuni di riferimento ma anche a Brescia (al villaggio Badia, ai Ronchettini sopra il vecchio ospedale dei bambini e a Sant’Anna verso il Civile), oltre che a Concesio.
A lungo la specialità della casa è stato il vino rosso: ma ora la volontà è di puntare sul Franciacorta. “Sulle 100mila bottiglie attuali solo 20mila sono di bollicine – spiega il presidente Mauro Tognoli -. Entro la fine del 2027 ribalteremo il mix diminuendo i rossi da 80mila a 40mila e aumentando il Docg a 60mila. Per questo negli ultimi tre anni abbiamo acquisito in affitto e piantato a Chardonnay e Pinot Nero quattro ettari”.
La tradizione del resto non manca: la cooperativa è stata tra le prime cantine a produrre Franciacorta Docg fin dal 1979. “Abbiamo sempre prodotto anche il Cellatica fin dall’entrata in vigore della Doc nel 1968 – precisa il responsabile marketing Nicola Peli -. Ora siamo rimasti solo in due a rappresentare questa denominazione bresciana, con Le Cantorie di Gussago, e abbiamo deciso di costituire un’associazione per la difesa di questo simbolo della cultura enologica visto che ormai il consorzio è stato chiuso. Ma con la nostra presenza preserviamo anche altre denominazioni del territorio, come gli Igt Ronchi di Brescia e Sebino ed il Curtefranca. Abbiamo anche una finalità etica”.
Ora la grande sfida è la realizzazione della nuova cantina: un progetto che prevede la razionalizzazione degli attuali, vastissimi spazi in una struttura da 1.000 mq con vasche e attrezzature di vinificazione all’avanguardia. Ci sarà anche uno spazio per l’accoglienza enoturistica con la realizzazione di un giardino ad hoc: investimento previsto 1,7 milioni. “Era necessario superare il gap di una sede da tre piani, ormai un po’ vetusta, per soddisfare le potenzialità di un rinnovamento avviato da una decina d’anni – sottolinea Tognoli . Abbiamo rinnovato lo staff, oggi composto solo da giovani tutti laureati o esperti del settore, abbiamo rinfrescato l’immagine con il restyling delle etichette, trovando riscontro nelle valutazioni della Guida Veronelli che ci ha consentito di ampliare il mercato di riferimento da quello locale ad aree di grande pregio come la Versilia, portandoci anche all’estero, in particolare in Svizzera dove abbiamo firmato importanti contratti. Fondamentale è puntare però sulle bollicine, aumentando i volumi: il sogno è di portare il fatturato alla soglia del milione di euro dagli attuali 600 mila euro”.
Claudio Andrizzi
Fonte: Bresciaoggi