Coronavirus: le aziende non si fermano, spazio allo smart working

Smart working

L’economia deve reggere, stretta fra la molta attenzione dovuta e un allarmismo da evitare. I grossi gruppi hanno già intrapreso alcune misure. I dipendenti di A2A dei comuni in quarantena sono stati esonerati dal lavoro. Sono state sospese dappertutto nel gruppo le visite agli impianti, la formazione, le trasferte all’estero, invitando a rimodulare quelle in Italia. Sono stati istituiti dei Comitati di Continuità Operativa del Business per gestire la situazione e, compatibilmente con le necessità, è stata estesa la possibilità di lavorare in modalità agile/da remoto. Ubi Banca ha diramato disposizioni ai dipendenti, e chiuso ieri la filiale di Codogno in attesa di evoluzioni. La mobilità è stata ridotta il più possibile facendo ricorso alle soluzioni alternative offerte dalla tecnologia, video conferenze e smart working. La banca ha comprato mascherine, guanti, amuchina per tutte le filiali vicine al focolaio, invitando i lavoratori a seguire le norme precauzionali. Le imprese del territorio si stanno muovendo.

«Non dobbiamo cadere nel panico per non distruggere le aziende, dobbiamo seguire le necessarie linee preventive» afferma Aldo Bonomi. Gli oltre 500 addetti del gruppo Rubinetterie Bresciane, di cui la metà a Gussago, vengono controllati con uno scanner per la temperatura in entrata e in uscita, ma sono tutti al lavoro intra moenia. Hanno ricevuto un vademecum ad hoc e gli spostamenti vengono evitati il più possibile col ricorso alla tecnologia. Alla Torchiani si evitano assembramenti interni però i venditori sono fuori, in giro non solo per la Lombardia, e arrivano i Tir dei fornitori. Il medico aziendale sta tenendo sotto controllo alcuni camionisti aziendali che nei giorni scorsi sono stati nella zona rossa. Al minimo starnuto dovranno segnalare. Douglas Sivieri in It Core, spa di servizi, ha potuto fare di più. «Metà dei lavoratori da ieri è rimasta a casa e opera col telelavoro. E’ una scelta in via precauzionale, molto tranquilla, senza nessuna psicosi, penso che si debba essere preparati altrimenti finisci col dover chiudere. Naturalmente non tutte le attività possono permetterselo, tuttavia non ho dubbi che altri abbiamo fatto le stessa scelta, è la cosa giusta» spiega l’imprenditore, presidente di Apindustria. Assolatte ha pubblicato un comunicato, firmato dal presidente Giuseppe Ambrosi, in cui si garantisce la regolarità del rifornimento di latte e derivati negli oltre 50mila punti vendita nazionali. Stessa rassicurazione viene dal presidente della Centrale del Latte, Franco Dusina: «Abbiamo un magazzino di 90 giorni, capace di reggere anche agli assalti che ci sono stati riferiti dai supermercati dove gli scaffali con i nostri prodotti, e non solo, sono stati esauriti già in prima mattinata. E’ questo il tipo di psicosi che va evitata ma ho visto immagini di banchi alimentari vuoti e anche l’Ortomercato è stato svuotato». Confagricoltura ha rimandato l’annuale assemblea generale in calendario il 28 febbraio.
Magda Biglia

Fonte: Bresciaoggi

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