Covid-19 e Fondazione Richiedei: fra nuovi doveri e grandi perdite

Nei passati mesi, caratterizzati dalla prepotente presenza della pandemia, abbiamo spesso, a merito, elogiato l’ottimo operato della struttura ospedaliera della nostra Gussago. Il Richiedei ha saputo con decisione aiutare la popolazione e contenere il virus soprattutto laddove rischiava di diffondersi maggiormente (appunto all’interno della struttura ospedaliera stessa). Non solo attività, ma anche vere e proprie installazioni, come le aree filtro per il ricovero, hanno modificato l’edificio stesso, rendendolo una piccola fortezza sanitaria. Molto lavoro, quindi, anche considerando la nuova ondata di richieste di tamponi (richieste perpetrate da tutti i gussaghesi che sono rientrati dalle vacanze), forse molto più lavoro del solito. Eppure, il Richiedei si trova a dover far fronte ad un ammanco di notevoli dimensioni: ben 3 milioni e mezzo di euro in meno di fatturato. Le ragioni di questa perdita sono da ricercare ancora una volta in quello che è successo in Franciacorta da Gussago in avanti. L’epidemia ha infatti costretto personale e amministrazione ad applicare misure di sicurezza straordinarie che sono andate, alla lunga, a limitare quegli interventi più classici e regolari (meno prioritari) favorendo di contro ricoveri “speciali” come quelli dei malati di COVID-19.

Su questo, però, prevale di gran lunga la gioia di aver salvato quasi 300 vite e di aver aiutato la comunità gussaghese e bresciana tutta nel momento più difficile (si spera) di quest’anno appena trascorso. A riprova dell’entusiasmo del Richiedei, possiamo felicemente annunciare che il Centro Clinico per le Malattie Neuromuscolari (Nemo) non si ferma, anzi, il progetto continua più forte di prima. Per quanto riguarda l’operatività del Richiedei, e quindi anche il ritorno alle consuete modalità di visita e intervento, il presidente della Fondazione assicura che tutto sta lentamente tornando a funzionare a pieno regime. Certo, finché l’emergenza non sarà completamente passata, non si potrà tornare ai livelli pre-covid: la Regione Lombardia, come altre, impone severe norme fra le quali distanziamenti interpersonali e zone filtro, riducendo lo spazio prima interamente dedicato ad attività ordinarie. In queste aree filtro sarebbe ricoverati in via del tutto preventiva i sempre più numerosi positivi ai tamponi di questa fase pre-autunnale. Un regime di massima sicurezza e isolamento assoluto per prevenire che l’infezione raggiunga anche altri pazienti dell’Ospedale. Un’altra prova di quanto un presidio come il Richiedei sia capace di portare un contributo notevole anche sul piano provinciale e regionale, non solo per quanto riguarda le dimensioni e le capacità amministrative ma anche quelle di procedura.

Le preoccupazioni per quei 3,5 milioni che sono stati “persi” ci sono, ma senza eccessi: la Regione dovrebbe essere in grado di risarcire il Richiedei anche grazie all’aiuto dello Stato e dell’Europa. Non solo per le spese sostenute al fine di mettere in esemplare sicurezza la struttura, ma anche per quelle strettamente relative ai ricoveri dei pazienti affetti da COVID-19. Bonometti esprime però anche un’altra, più viva problematica: questa pandemia ha reso evidente il problema di comunicazione che ancora oggi esiste fra ospedali e medici di base distribuiti sul territorio. Quantomai necessario e urgente una forte integrazione e coordinazione fra queste due realtà, così come è sempre più importante istituire campagne che ricordino al cittadino l’importanza della prevenzione della malattia attraverso comportamenti igienici corretti e promuovendo l’importanza dell’educazione sanitaria della popolazione.
Emanuele Abrami

Fonte: Il Punto Franciacorta

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