Covid, variante indiana a Brescia, riscontrati casi in una decina di comuni

Vaccino Covid

Al momento i focolai sarebbero sotto controllo, ma è probabile che nel corso dell’estate i casi aumentino. Parliamo della variante indiana (Delta), che nel Bresciano è già stata riscontrata in almeno una decina di Comuni. In particolare, questa mutazione è stata individuata in un gruppo di paesi che confinano tra loro: Travagliato, Torbole, Lograto, Mairano, Azzano Mella. Ma anche in altri Comuni della pianura, come Corzano, Montichiari, Orzinuovi, Pavone del Mella e sulle colline a nord Gussago (inevitabile quindi che a breve sarà coinvolta anche Brescia città). Sono quasi tutti paesi a forte vocazione agricola, con personale impegnato nelle stalle ma anche nelle serre a lavorare verdura e frutta per i mercati di mezza Lombardia.

La variante si chiama “indiana”, ma molti dei contagiati bresciani sono cittadini italiani. La mutazione indiana è stato riscontrata per la prima volta in Lombardia nel mese di aprile (due casi). Poi a maggio si è assistito ad un aumento netto (+70) e a giugno altri riscontri. In tutta la Lombardia si parla di 79 casi, di cui almeno una quindicina nel Bresciano. Ma dato che sequenziare un tampone richiede giorni di lavoro – solo così si scopre se c’è una mutazione -, è facile aspettarsi che nelle prossime settimane emergano altri casi. Questa nuova variante del virus ci deve preoccupare? Nel Regno Unito il premier Boris Johnson ha dovuto rinviare di un mese la fine del lockdown per l’aumento dei contagi dovuti a questa mutazione. «Sembra che questa variante sia più diffusiva, nel senso che è in grado di contagiare più persone. Questo – spiega un esperto di biologia – è ciò che ci restituiscono i dati degli studi fatti nel Regno Unito». Alla luce dei risultati britannici diventa essenziale completare la campagna vaccinale: infatti, la protezione indotta da una sola dose di vaccino sembra essere bassa nei confronti della variante indiana, mentre «cresce molto di più se il soggetto ha ricevuto due somministrazioni». In quest’ottica si può leggere anche l’appello dell’assessore Letizia Moratti: «È fondamentale proseguire celermente nella campagna vaccinale e per questo – ha detto – incoraggio nuovamente un’adesione massiccia». Già, perché una sola dose non basta, come indicano gli studi inglesi. Il Sars-Cov-2 potrebbe approfittarne e rialzare la testa, proprio grazie a questa mutazione. Oggi infatti i dati bresciani certificano che il 58% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre solo il 25,4% ha fatto due iniezioni.

Sono invece migliori i risultati che valutano la capacità del vaccino di evitare il ricovero in ospedale e i casi gravi con la mutazione indiana: Pfizer è risultato efficace al 94% dopo la prima dose e 96% dopo due, mentre AstraZeneca evita i ricoveri nel 71% dei casi dopo la prima dose e nel 92% con la seconda. La maggior capacità di contagio che la mutazione indiana si porta con sé è ciò che preoccupa. E l’unico modo per evitare che si diffonda è sequenziare il più possibile, cioè ottenere la sequenza del genoma per capire quale sia la natura del virus «racchiuso» nel tampone. Certo le autorità sanitarie devono vigilare sui focolai e soprattutto capire quali potrebbero essere i luoghi più sensibili alla diffusione del virus. Dai macelli a tutta la catena del freddo, senza dimenticare serre e attività disperse sul territorio dove la manodopera magari non è stata vaccinata. La Lombardia è entrata in zona bianca e anche martedì i contagi sono bassi (+13). Però si contano altri due decessi: un 68enne di Lumezzane e una 83enne di Nave. Le varianti sono la vera incognita: potrebbero favorire la ripresa dei contagi. Ma non c’è solo la mutazione indiana. Quella brasiliana, prima concentrata nel Centro Italia, ora è stata trovata anche a Brescia città, Castegnato e Rodengo Saiano.
Matteo Trebeschi

Fonte: brescia.corriere.it

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