Il grande cuore degli scout ora batte anche per la Tanzania

Scuot Tanzania 2015

Il rosso della terra, riarsa e antica, e il verde della rada vegetazione che circonda i villaggi, incontrano il rosso e il verde dei fazzolettoni degli scout gussaghesi, in missione in nome della solidarietà. Siamo in Tanzania, tra i sorrisi della gente e i colori accesi che spuntano da ogni angolo, insieme alla sezione scout di Gussago, autofinanziatasi per compiere questo viaggio e per portare aiuti alle popolazioni indigene. Dieci ragazzi e ragazze e due capi scout hanno raggiunto nelle scorse settimane Pomerini, un villaggio di 3.000 persone su un altipiano a 1.800 metri nella provincia di Iringa ospitati nel convento dei Frati Minori Rinnovati.

«Siamo partiti con il desiderio di conoscere una nuova cultura e poter offrire loro qualcosa. Siamo tornati con un bagaglio vuoto di indumenti ma pieno di emozioni, e ricordi grazie al quale vediamo il mondo con occhi diversi, con occhi nuovi», raccontano i ragazzi gussaghesi al ritorno dalla spedizione. «Quello della Tanzania è un popolo straordinario dal quale avremmo molto da imparare, in cui culture e religioni diverse coesistono in armonia – spiegano -. Dopo un lungo viaggio, dieci ore di aereo, e dodici di strada sul furgoncino di fra Paolo, stanchi ma entusiasti, siamo arrivati a Pomerini dove abbiamo avuto un primo assaggio del benvenuto africano: chiunque incontrava il nostro sguardo ci salutava con un sorriso gentile». Impossibile restare con le mani in mano; troppe le cose da fare: «Mentre alcuni di noi giocavamo con i bambini, altri passavano le ore nella piccola falegnameria del villaggio, ad aiutare a costruire banchi e porte che sarebbero serviti nella nuova scuola».

La popolazione del luogo è altruista: «È accaduto infatti che, una sera, quando due di noi sono andati a comprare da mangiare ad una bancarella, durante l’attesa una signora abbia insistito per condividere la propria cena con loro». La missione ha portato aiuti anche «all’associazione Nyumba Ali, a Bruna e Lucio, e a tutti i ragazzi tanzaniani che offrono sostegno alle famiglie con bimbi disabili». «Ringraziamo i frati che, oltre ad averci ospitati, sono stati per noi un saldo punto di riferimento».
Federico Bernardelli Curuz

Fonte: Giornale di Brescia

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