“Diavoletti” samurai a Gussago con Claudio Zola

Diavoletti samurai hanno scelto Gussago, per la seconda volta, come campo base, o se vogliamo come sede del Consolato del calcio italo-giapponese, in Italia. Ciò è stato possibile grazie a Claudio Zola, gloria del football bresciano – militò nel Montichiari e nel Lumezzane -, che non ha dimenticato le proprie radici gussaghesi, portandole con sé in Giappone, dov’è diventato direttore dell’«AC Milan Soccer School Ishikawa».

I giovanissimi – la maggior parte di essi è della classe 2003 – e il loro comandante hanno scelto il paese franciacortino come base italiana per un’esperienza di uno scambio tecnico, culturale ed umano di grande rilievo. Qui soggiornano e partono per i diversi incontri italiani, non dimenticando alcune amichevoli sui campi gussaghesi e italiani. In questi giorni, infatti, hanno giocato contro Hellas Verona, Brescia Calcio e Parma (e Gussago Calcio). Parteciperanno anche al Torneo della pace di Rovereto, prima di passare due giorni a Milano per conoscere da vicino il mondo del Milan. Complessivamente, in Giappone ci sono cinque academy rossonere, a cui si aggiungono i campi estivi per formare i piccoli talenti.

Claudio Zola, dopo aver lasciato il campo, come calciatore, svolse per un breve periodo la professione di promotore finanziario. «Lasciato quell’incarico mi sono buttato in una nuova avventura: dovevo aprire un centro sportivo polifunzionale al parco delle colline, a Collebeato – raccontava nel 2014 al nostro giornale -. Ci ho lavorato due anni, ma poi il progetto è saltato. In Italia non ci sono grandi prospettive. Oppure bisogna adeguarsi. Quando mi è stata prospettata questa idea, non ho esitato». Il tramite, come scrisse il nostro Fabio Tonesi, fu Silvio Broli, bresciano responsabile delle scuole calcio rossonere nel mondo. «Con Silvio sono amico da 30 anni, ma ero in contatto anche con Gianfranco Parma, altro bresciano che cura i corsi per Milan Academy. Ho seguito alcuni seminari e mi hanno prospettato l’ipotesi e tutto si è concretizzato. Ho la possibilità di vivere una grande esperienza e di entrare in contatto con una cultura profondamente diversa».
Federico Bernardelli Curuz

Fonte Giornale di Brescia

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