Errori nei dati: Gussago, così come tutta la Lombardia, dal 24 gennaio tornerà zona “arancione”

La Lombardia lascerà la zona rossa, dove è finita con il Dpcm del 16 gennaio scorso, e tornerà in zona arancione, senza aspettare le canoniche due settimane necessarie per poter ambire a un abbassamento delle restrizioni. Riaprono, quindi, i negozi al dettaglio. Ok all’attività sportiva all’aperto, senza uscire dal proprio Comune. Stop ancora, invece, alle consumazioni dentro bar e ristoranti o nelle loro immediate adiacenti. La decisione è arrivata dopo una giornata, quella di venerdì, punteggiata di scontri fra Governo e Regione Lombardia. Alla fine, a chiudere la discussione, la decisione dell’esecutivo. Nelle prossime ore il ministro della Salute Roberto Speranza metterà la firma sulle ordinanze per il cambio di colore di due regioni: la Lombardia, appunto, con Rt a 0,82 che da rossa diventa gialla e la Sardegna che con Rt a 0,95 in peggioramento passa in area arancione. Le nuove regole saranno in vigore da domani, domenica 24 gennaio.

La Lombardia in zona arancione da domenica. E’ la conclusione di una giornata ad alta tensione tra la Regione e il Governo su chi debba assumersi la responsabilità della valutazione errata, che ha imposto la chiusura per una settimana dei negozi e il divieto di spostamento anche all’interno dei comuni. “Abbiamo sempre fornito informazioni corrette, puntuali e precise, a Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia”, ha attaccato il presidente Attilio Fontana al quale hanno replicato ministero e Istituto superiore di Sanità: “E’ stata la Regione ad inviare i dati che la collocano in zona rossa e che poi lei stessa ha rettificato, cambiando il numero dei soggetti sintomatici notificati”. E di nuovo una precisazione: “Nessuna richiesta di rettifica, ma un necessario aggiornamento di un ‘campo del tracciato’ che quotidianamente viene inviato all’Istituto Superiore di Sanità”. “Azione, condivisa con l’Istituto Superiore di Sanità – prosegue la nota della Regione – resasi necessaria a fronte di un’anomalia dell’algoritmo utilizzato dall’Iss per l’estrazione dei dati per il calcolo dell’Rt, segnalata dagli uffici dell’assessorato al Welfare della Regione e condivisa con Roma”.

Dalla riunione fiume della cabina di regia, che si è protratta per tutto il pomeriggio, sarebbero emersi in effetti degli errori nei dati che avevano indotto i tecnici, venerdì scorso, a sancire la zona rossa. Il dato ‘incriminato’ su cui si consuma lo scontro riguarda l’Rt ed è quello del monitoraggio relativo alla settimana dal 4 al 10 gennaio, aggiornato al 13, quindi 48 ore prima della riunione della cabina di regia che ha decretato la zona rossa. Nel documento si riporta che “due Regioni e province autonome (Bolzano e Lombardia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1,25 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 3”. La Lombardia, in particolare, aveva un Rt 1.4 – con un valore inferiore di 1.38 e un valore massimo di 1.43 – e una classificazione complessiva del rischio alta. Numeri che, in base ai parametri introdotti con il decreto del 13 gennaio, fanno scattare automaticamente la zona rossa. Secondo la Lombardia, però, quel numero è frutto di una “sovrastima da parte dell’Istituto superiore di Sanità” dovuta ad un errore di valutazione: i tecnici della Cabina di regia non avrebbero tenuto conto della circolare del 12 ottobre firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza con la quale si è stabilito che per dichiarare guarito un paziente basta un solo tampone molecolare e non più due. E non avrebbero tenuto conto della “distonia” tra il dato relativo all’Rt e tutti gli altri indicatori, evidenziata già venerdì scorso dalla Regione.

Fonti del ministero della Salute e lo stesso Iss hanno fatto notare che quegli stessi dati, una volta analizzati dalla cabina di regia, sono stati “ripetutamente validati dalla stessa Regione”. Ed è stata sempre la Lombardia a rettificarli. Come, lo spiega l’Iss in una relazione. Il 20 gennaio la Regione ha comunicato una rettifica del numero di casi sintomatici, che sono gli unici che rientrano nel calcolo dell’Rt. E questo ha comportato che dai 14.180 casi con data di inizio sintomi nel periodo 15-30 dicembre che avevano i criteri per essere confermati come sintomatici indicati dalla Lombardia il 13 gennaio, la settimana dopo, il 20 gennaio, si è passati a 4.918. Cosi l’Rt è passato da 1.4 a 0.88, con la regione che resta “a rischio alto ma in presenza di uno scenario di trasmissione compatibile con uno scenario 1”. Un pasticcio, comunque, che a questo punto sembrerebbe aver “regalato” ai lombardi una settimana lockdown senza ragioni oggettive. E a questo punto, se la Lombardia dovesse entrare in zona arancione, che ne sarebbe della pronuncia cautelare del Tar del Lazio in urgenza, prevista per lunedì? La Regione potrebbe decidere di andare avanti con il ricorso con l’obiettivo di dimostrare che l’errore non è dipeso dalla Regione.

Intanto secondo il report settimanale dell’Iss, l’indice Rt Italia dopo cinque settimane consecutive di aumento, torna a scendere sotto 1 attestandosi a 0.97. In Lombardia, invece, a 0.82. “Nel periodo 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2020 – si legge nel report – l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 (range 0,85- 1,11), in diminuzione dopo cinque settimane di crescita; e sotto uno, anche se con un limite superiore dell’intervallo di credibilita’ sopra uno”. In calo ricoveri e indici di rischio. In 12 regioni peraltro superata la soglia critica per i ricoveri. Questa settimana si osserva in Italia “un miglioramento del livello generale del rischio”, anche se ci sono ancora nove Regioni “a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile o ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane”.

Fonte: ilgiorno.it

Per approfondire:
– consulta le misure di contenimento adottate da Regione Lombardia e dal Governo

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