La fiera della caccia fa 3mila presenze, un evento nel solco della tradizione

Ad occhi chiusi, l’uggiolare di decine e decine di cani e i richiami acuti e armonici dei chioccolatori che innalzano l’inno canoro avifaunistico sopra le cupe nubi cariche di pioggia, ti trasportano in luoghi lontani, in tempi remoti. Suoni di praterie e di boschi inglesi. E glamoure ruspante, ad un tempo, è stata la Fiera della caccia, giunta trionfalmente, alla 71esima edizione. Oltre 3mila le presenze, più o meno dimezzate rispetto allo scorso anno, a causa della pioggia, ma ottimo il successo dell’esposizione canina, alla sua prima edizione. La rassegna è sempre più una festa della natura, mercato di oggetti particolari – con bancarelle sfiziose – e momento di incontro per chi ama i cani, la cucina rustica, il tiro con l’arco, il vintage venatorio, i cuccioli di compagnia per bambini, i volatili canterini. Tutto inizia con loro. Con i celestiali cantori.

È ancora buio quando le gabbiette vengono poste tra le fronde mentre da Cellatica, il cielo imbianca, tra nuvole che si annunciano cariche di pioggia. Il cappuccio di tela scura viene alzato. È il turno del primo. La giuria ascolta le melodie, la forza, il sentimento, in questo appuntamento antichissimo della sfida tra richiami. Spazio alle autorità intervenute in fiera: «Il mio augurio – dichiara il sindaco Coccoli – è che questa Fiera della Caccia, una delle più antiche in Italia, possa continuare nella sua lunga traduzione. È tanta la passione dietro questa arte, che speriamo possa passare alle generazioni future». «Quando si parla di caccia – precisa Mauro Parolini, assessore regionale allo sviluppo economico -, si parla di grande storia sociale, una tradizione compatibile con la sostenibilità ambientale. I cacciatori di tutto il mondo, infatti, sono una realtà imprescindibile per la tutela dell’ambiente. Il cacciatore va difeso, perché con esso si difende la storia ed anche il futuro».

Tra le bancarelle si trova di tutto, dai pesci rossi agli utensili più strani; e tanto abbigliamento di campagna e montagna, osservato dagli occhi vitrei dei cinghiali che richiamano a salsicce selvatiche e porchetta. Quindi le esposizioni canine, mostre, tiro con l’arco e molto altro. «Il bilancio è stato, nonostante il tempo, positivo – ha dichiarato il presidente Federcaccia di Gussago, Alfredo Boroni -. C’è ancora interesse perla caccia e peri cacciatori. Una caccia, la nostra, che dovrebbe prendere esempio da altre realtà, come quella francese, ove gli ambientalisti tutelano l’ambiente e i cacciatori gestiscono la fauna, senza interferire tra di loro».
Federico Bernardelli Curuz

Fonte: Giornale di Brescia

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