Fotogallery spettacolo “Il bosco di betulle – Petitè salvata dai lupi”

Fotogallery spettacolo "Il bosco di betulle - Petitè salvata dai lupi"

Lo spazio espositivo “Il bosco di betulle” nella chiesa di San Lorenzo a Gussago, sabato 24 gennaio 2015 ha ospitato lo spettacolo teatrale “Petitè salvata dai lupi”, di Anna Teotti. Lo spettatore si è trovato sul palco un coacevo di terra scura sovrastata da una cartina dell’ Europa, e nulla di più. Mentre le luci si spengono e l’atmosfera si fa silenziosa… da lontano si sentono voci allegre di bambini che cantano, una voce sovrasta le altre, è quella di una bambina che canta un motivetto in lingua francese. Ed ecco che l’attrice protagonista entra in scena, una giovane donna (l’attrice gussaghese Anna Teotti) ed inizia la narrazione della storia di Misha, una bambina di sette anni che viveva insieme ai suoi genitori in Belgio, fino a quando arrivarono i nazisti che li arrestarono. L’unico giorno in cui suo padre doveva andarla a prendere a scuola, lui non c’è andato perché i suoi genitori sono stati arrestati; sua madre, che ha preveduto a tutto questo, ogni giorno si raccomanda dicendole di non opporsi se qualcuno la venisse a prenderla. Ma i genitori, prevedendo quella fine, decidono di salvarla affidandola ad una famiglia cattolica: i De Wael. Il giorno che i Wael mandarono una signora vestita di nero a prendere Misha, passarono con l’autobus davanti alla casa della bambina e da lì si sentirono urla e spari. Misha pensava che mamma e papà stessero litigando. La famiglia Wael coglieva ogni occasione per deriderla, umiliarla e privarla di ogni bene. Le mutarono il nome in Monique Valle, la mandavano spesso alla fattoria del nonno, e la moglie Marthe erano due persone fantastiche: riuscivano a darle tutto l’affetto che le mancava e a farla sorridere. Inoltre il nonno le mostra la cartina dell’Europa, raccontando che i suoi genitori erano all’est, le regala qualche vestito pesante e una piccola bussola che Misha si porta sempre dietro da quel giorno. Ma questo non la rende veramente felice, in quanto desiderava rivedere i suoi genitori: così una notte prese un tascapane (nel quale mise del pane, formaggio, qualche indumento pesante, la bussola e un coltello) e scappò dirigendosi verso est.

Si avventura nei boschi e si abitua ad una vita selvaggia: mangia quello che trova, non si lava mai, beve dai fiumiciattoli o dalle pozze e dorme su un soffice letto di aghi di pino. È talmente selvaggia che quando si avvicina ai villaggi cerca di derubare solo le case di campagna e di notte, per evitare qualsiasi contatto con l’uomo, se qualcuno le chiede informazioni lei non risponde e non lo guarda negli occhi. L’unica compagnia su cui può contare sono i lupi: un giorno nel bosco incontra una lupa ed un lupo, che chiama Rita e Ita. Inizia quindi a stringere amicizia e ad imparare a comportarsi esattamente come loro finché un cacciatore li uccise: per Misha questo fu un duro colpo, perché pensò di essere rimasta orfana per la seconda volta; da questo momento cominciò ad odiare gli uomini.

Continua il lungo cammino fino a che viene catturata da un gruppo di polacchi che la fanno partecipe a scene di violenza verso alcuni soldati tedeschi. Scappa, segue un gruppo di ebrei che vengono condotti in un campo di concentramento e appena arrivati lei non entra dalla porta principale, ma da una fessura sotto le mura, per poter cercare i genitori e poi scappare con loro. Ma non trova altro che miseria, fame e disperazione: il buco è stato murato e lei deve aspettare una notte di temporale per scavalcare un altro buco nella terra. Dopo aver attraversato il Belgio, la Germania e la Polonia arriva in Ucraina, dove incontra una nuova famiglia di lupi: viene accolta come essere inferiore ai cuccioli. Un giorno assistette allo stupro e all’omicidio di un ragazza da parte di un soldato tedesco e in lei si scatena un attacco di ferocia che la porta ad accoltellare l’uomo e a rubargli l’orologio d’oro e un coltello. Misha si allontana con il lupo Raggio di Luna ma dopo due giorni i due lupi se ne vanno e lei riparte lungo il suo cammino. Avendo girato cinque anni all’est, decide di tornare verso sud arrendendosi alla morte dei suoi genitori. Attraversata la Romania, giunge in Jugoslavia dove si imbarca per tornare in patria dove un gruppo di ragazzi comandati da Sigui la ospitano nella loro casa, ribattezzata ”la casa dei ragni” per via della sporcizia e delle ragnatele; qui un ragazzo quindicenne tentò di violentarla, ma Sigui interviene: sono una banda di giovani che si sono uniti per sopravvivere alla guerra. Un giorno l’amico intimo di Misha si suicida impiccandosi per la depressione: è un brutto colpo per tutti. Quando arriva la polizia tutti vengono portati al commissariato per parlare con gli assistenti sociali. Lì Misha incontra il nonno ma, non potendo andare con lui, viene affidata a due sorelle insegnanti.

Una bellissima interpretazione dell’attrice che ha la capacità con pochi elementi “tre o quattro cani lupo” di plastica, una sciarpa che la trasforma in lupo, il cumolo di terra che diventa ora letto, ora nascondiglio, muro da scavalcare, di far vivere la vicenda allo spettatore che si sente coinvolto, percepisce l’odore, la paura che può trovare la bambina, la rabbia, la voglia d’essere amato. Lo spettacolo era stato messo in scena anche sabato mattina per i ragazzi delle medie. Al termine l’attrice si è concessa per alcune domande dei ragazzi. Lo spettacolo è liberalmente tratto dal romanzo Sopravvivere con i lupi di Misha Defonseca titolo originale Misha: A Mémoire of the Holocaust Years.

A cura di Iosemilly Deperi Piovani.
Fotografie di Pintossi Giampietro (Pierino).


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