Anche un gussaghese tra i “caschi bianchi”: un anno lontano da casa per interventi umanitari

Caschi bianchi 2015

L’esperienza di dieci giovani bresciani che hanno vissuto circa un anno lontani da casa e sono tornati pochi giorni fa. In queste ore la nostalgia si fa sentire. Gli interventi umanitari sono stati svolti in Ecuador, Brasile e Mozambico. All’inizio è difficile abituarsi, poi si fatica a tornare.

Un anno lontani da casa, dalle proprie comodità e abitudini per affrontare un’esperienza unica in Paesi problematici e spesso molto poveri. All’inizio è stato difficile abituarsi per i 10 ragazzi volontari del servizio civile inviati all’estero dalle tre ong bresciane Fondazione Tovini, Scaip (Servizio collaborazione assistenza internazionale Piamartino) e Svi (Servizio volontariato internazionale), ma dopo essere ritornati a casa quattro giorni fa e aver rielaborato i momenti vissuti a stretto contatto con realtà difficili, la nostalgia si fa sentire. Paolo Vassalli, Sara Dafroso, Valeria Marconi, Roberto Lussignoli, Laura Visentin, Alessandra Fauri, Deborah Sciortino, Mauro Micheletti, Stefania Cingia e Roberto Zambonardi, sono i volontari che per circa dieci mesi hanno prestato le proprie conoscenze a sostegno del progetto «Caschi bianchi: interventi umanitari in aree di crisi» nei territori del Brasile, Ecuador e Mozambico.

Dall’insegnamento dell’italiano ai bambini, alla formazione e organizzazione di una rete di associazioni locali, sino ad un aiuto più pratico in piccoli lavori quotidiani, ogni ragazzo è stato assegnato ad un progetto già in corso a seconda del percorso scolastico e della formazione professionale personale, con lo scopo di aiutare il prossimo e vivere un’avventura in grado di arricchire il proprio bagaglio culturale e il curriculum lavorativo. «E’ un’esperienza utile non solo per poter imparare la lingua, conoscenza importante nella ricerca di un impiego, ma anche per crescere e diventare autonomi interfacciandosi con culture estremamente differenti rispetto alle nostre. -ha spiegato Federica Nassini responsabile dei progetti SVI- All’inizio arrivano spaesati e danno per scontato che molte comodità presenti a casa, come internet, ci siano anche in quei paesi. Ma alla fine del viaggio, come accade per tutti, ci si adatta così tanto che si fa fatica a tornare».

A dar forza alle affermazioni di Federica Nassini c’è Roberto Lussignori, 26 anni, di Ghedi, laureato in Giurisprudenza, che ha dato un aiuto ai bambini ospitati nel collegio di Pacotì, un paesino a 5 chilometri da Fortaleza in Brasile. «Ho voluto prendere un anno di pausa perché sentivo la necessità di fare del bene. – ha dichiarato il volontario- Inizialmente i miei genitori erano preoccupati e perplessi, ma dopo aver visto cosa stavo facendo per quelle persone, mi hanno dato il loro sostegno. E affrontare questa esperienza mi ha spinto a voler continuare a viaggiare ancora». Non esclude la possibilità di ripartire anche da Stefania Cingia, 26 anni, di Brescia, che nel paesino di Salinas de Guaranada in Ecuadror, ha avuto modo di mettere in pratica la sua laurea in Giornalismo sviluppando dei nuovi programmi per la radio cittadina «Abbiamo realizzato trasmissioni per bambini, oltre a dar voce anche alle donne e alle problematiche di vita quotidiana. – ha raccontato Stefania -. Ho conosciuto la cordialità della gente che mi ha fatto sentire come a casa e le difficoltà di un paese povero, ma con la forza di volontà di sviluppare in fretta».

Le considerazioni riguardo al viaggio affrontato come insegnante di italiano nell’Università di Maxixe in Mozambico, di Mauro Micheletti, 29 anni di Gussago laureato in scienze del turismo, sono proiettate verso la costruzione di un futuro «alternativo» in grado di aprire nuove porte «in particolare dopo un’esperienza così coinvolgente che ha la capacità di cambiarti. Ho voluto partecipare a questo progetto per conoscere un nuovo modo di vivere alternativo, fuori dalle convenzioni sociali comuni» ha svelato il ragazzo dichiarando l’obiettivo raggiunto nonostante le difficoltà sostenute a causa del clima caldo e umido. La possibilità di vivere la stessa esperienza di crescita sostenuta dai dieci volontari arriverà a fine marzo, con l’apertura del nuovo bando per la partecipazione al servizio civile rivolto a tutti i ragazzi dai 18 ai 29 anni della durata di 12 mesi nelle aree del Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Venezuela, Burkina Faso, Mozambico, Uganda, Romania e Italia. I posti messi a disposizione sono 33 per 15 progetti offerti da: fondazione Tovini, Sipec, Medicus Mundi, Svi e Scaip. Per ogni partecipante è previsto un contributo mensile di 433,86 euro in Italia, mentre i volontari all’estero hanno diritto a 15 euro di indennità giornaliera da sommarsi al compenso mensile, raggiungendo un totale di 900 euro compresi vitto e alloggio.
Valentina Epifani

Fonte: Bresciaoggi

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