I tanti volti di Omar Pedrini, tra acustico e Timoria

Omar Pedrini in concerto a Gussago

L’acustico funziona, soprattutto quando il cantante tira fuori voce e orgoglio e si circonda sul palco di (amici) musicisti di prima scelta.
Omar Pedrini ha regalato – nel suo concerto dell’altro ieri a Gussago, in una piazza San Lorenzo stracolma di pubblico – una prova davvero convincente. Disteso quando dialoga con la platea, deciso quando interpreta i suoi pezzi più famosi e drammatici, teatrale quando legge poesie. Uno spettacolo che trova, a livello di arrangiamenti ed esecuzione dei brani, la quadratura del cerchio.
Ciò accade grazie a Beppe Facchetti alle percussioni, Giancarlo Zucchi e Larry Mancini rispettivamente alle tastiere e al basso e Carlo Poddighe alla chitarra. Insomma, una squadra… da podio.

Omar inizia lo spettacolo con «Casa mia», brano dei Timoria che si piazzo ultimo a Sanremo 2002. «È capitato anche a Vasco di arrivare ultimo»- dice scherzosamente Omar. Segue «Senza vento» e «Lavoro inutile», pezzo presentato da Pedrini sempre all’Ariston che vinse il premio alla Critica. Questa canzone fu scritta dall’autore bresciano in seguito a una critica di un suo amico, il quale sosteneva che quello del cantante è un lavoro inutile, e che si vive lo stesso anche senza arte.
Quindi tocca a«Via Padana Superiore» e «Lulù». Sul palco sale la grintosa Gilda Reghenzi, che canta insieme a Omar un paio di canzoni, tra queste «Sole spento».
Qualche assolo di chitarra di lunga durata si interseca con un copione acustico diverso dal solito.

Finale super con«La follia» (dedicata al cardiologo che salvò la vita ad Omar) e «Sangue impazzito». In platea, ospite d’eccezione, il portiere della Fiorentina Emiliano Viviano insieme alla moglie.
«Facile» l’assist di Omar, che si rivolge a Prandelli: «Dai Cesare, richiamalo in Nazionale». Lo «shock», ormai, è solo un ricordo.

Fonte: Giornale di Brescia

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