Il gussaghese Alex Copeta partecipa alla “Tor des Géants 2012”, la gara di ultra-trail più lunga del mondo

Oggi la partenza della corsa in montagna più lunga e difficile: si supereranno Bianco, Cervino e Rosa.
I 600 iscritti percorreranno 330 km e 24 mila metri di dislivello rimanendo sotto il tetto di 150 ore Arrivare in fondo è già una vittoria.

Alex Copeta

Per molti arrivare in fondo è già una vittoria. Un’impresa da raccontare agli amici nelle sere d’inverno. Servono gambe, testa e cuore ma spesso può non bastare. La sfida si gioca in equilibrio sottilissimo tra l’atleta, l’uomo e il limite. Gli errori non sono ammessi. D’altronde, la carta d’identità della corsa parla chiaro: 330 chilometri, 24mila metri di dislivello positivo, da percorrere nel cuore delle cime più alte d’Europa, in un tempo non superiore alle 150 ore.

Scatta oggi da Courmayeur la terza edizione del «Tor des Géants», ovvero la gara di ultra-trail più lunga del mondo, che in un’unica tappa attraversa l’intera Valle d’Aosta, solcando d’un botto i quattro giganti delle alpi italiane: Monte Bianco, Gran Paradiso, Cervino e Monte Rosa. Ancor prima che tagliare il traguardo nel minor tempo possibile, l’intenzione – condivisa da oltre 600 atleti provenienti da tutto il mondo – è immergersi in un viaggio sportivo dai confini mentali, all’inseguimento di sé stessi. Medesimi presupposti che animano le storie dei sei bresciani: Alex Copeta, Savino Musicco, Luca Antonelli, Antonio Berardi, Marco Berni e Luigi Mazzocchi, rispettivamente di casa a Gussago, Ghedi, Bedizzole, Bione, Monticelli Brusati e in città. Eccezion fatta per Musicco, che alla «Tor des Géants» partecipa senza team di riferimento, gli altri atleti autoctoni fanno tutti parte dell’associazione sportiva dilettantistica Trail Running Brescia.

Spirito di squadra sospinto ad ampie folate dai contorni dell’impresa impossibile, dunque, ma anche motivazioni e obiettivi che si cuciono su misura di ciascun atleta e della rispettiva dimensione. Umana e fisiologica. La parola «vittoria», però, sembra essere un tabù per tutti i bresciani. «Mi sono allenato duramente – confessa alla vigilia Alex Copeta, atleta classe 1980 -, ma il freddo, le possibili condizioni meteo avverse e le ore di sonno col contagocce rendono questa gara un’autentica odissea». Antonelli – ex ciclista dilettante di 43 anni, con alle spalle una gioventù agonistica condivisa assieme al «pirata» Marco Pantani – ai blocchi odierni ci arriva invece con un solo imperativo ben stampato nella testa: «correre», punto. «Possibilmente – dice – cercando di chiudere con un tempo dignitoso». Tempo che l’anno scorso, per il 54enne Antonio Berardi, si era attestato intorno alle 124 ore. «L’obiettivo? Fin troppo semplice: migliorarmi». Attesi alla prova del nove sulle montagne anche Savino Musicco e Marco Berni, rispettivamente al secondo e terzo gettone di presenza; e se il primo lamenta «problemi nella preparazione, dovuti al gran caldone estivo», l’altro – veterano dell’estremo tra i ghiacci dell’Alaska – dice di essersi allenato per oltre 20 ore a settimana e annuncia: «La montagna è la mia seconda casa, conto di scendere sotto il muro delle 100 ore».

Pronostico-exploit ironicamente raddrizzato dalle parole del suo compagno di team Luigi Mazzocchi, 53 anni e qualche giro del Monte Bianco, che avverte: «Questa corsa si vince con le soste, decidere quando fermarsi è fondamentale. Per quanto mi riguarda – conclude ironico – sopravvivere entro le 130 ore sarebbe un miracolo».
Elia Zupelli

Fonte: Bresciaoggi

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