Inaugurazione in piazza San Lorenzo. Rolfi: «Undici in meno di sei mesi: siamo vivi». Bassolini: «No a Grillo: convinciamo gli indecisi».
Inaugurare una nuova sede, offrire un ricco aperitivo la domenica mattina dopo la messa, puntare anche sulle parole d’ordine che vent’anni fa hanno fatto il successo del partito: con questi consolidati strumenti la Lega Nord cerca di conquistare voti in un momento di disaffezione alla politica e di attingere al bacino degli indecisi. È accaduto domenica mattina a Gussago in occasione del taglio del nastro della nuova sezione del partito, alla presenza dei candidati al Consiglio regionale Fabio Rolfi e Marco Bassolini, assieme all’onorevole Davide Caparini e al vicesegretario regionale Stefano Borghesi.
La nuova sede è stata allestita in una stanza nella centrale piazza san Lorenzo, vicino alla chiesa e ad una sezione del Partito Democratico; all’interno ci sono vecchi manifesti in ricordo dei tempi andati, le foto di Gianfranco Miglio e di Umberto Bossi, iconografia e slogan classici leghisti. Anche negli abiti e nel tenore degli interventi, il Carroccio ieri ha puntato soprattutto sulla tradizione. C’erano militanti della prima ora, leghisti di Gussago stretti attorno ai loro candidati, in un momento in cui nemmeno chi è in corsa per le elezioni nasconde qualche difficoltà. Certo, il segretario provinciale Rolfi è ottimista nel sottolineare che «inaugurare undici sedi in meno di 6 mesi significa che la Lega è un movimento tutt’altro che morto». Ma la vittoria non è ancora in tasca: «Puntiamo a vincere in Regione per aprire a livello nazionale un confronto da una posizione di forza con lo Stato italiano», sostiene Rolfi aggiungendo che «in Parlamento noi del Nord siamo purtroppo una minoranza in una massa di centristi e meridionali».
Qualche timore traspare anche dalle parole dell’onorevole Caparini, secondo il quale «i lombardi hanno la Lombardia in testa ma non tutti anche nel cuore e quindi quando votano non tutti votano la Lega». Così come dall’intervento di Bassolini, che nel suo «santino» elettorale rivendica «io e mio padre siamo orgogliosi di essere cacciatori». Il candidato alle regionali sta provando in prima persona come «sia difficile andare tra la gente oggi, stando ai gazebo si sente la disaffezione per la politica». Poi chiama per nome il pericolo numero uno, per la Lega ma non solo: «Dobbiamo convincere gli indecisi a non votare Grillo – sostiene -, perchè il giullare di turno non serve a niente».
Irene Panighetti
Fonte: Bresciaoggi
