Luca Ploia: storia di un cantautore con l’acquolina in bocca

La musica era la sua grande passione fin da piccolo. Ma la vita per lui aveva in serbo un dolce destino nel mondo della pasticceria. Ora, dopo tanti anni, Luca Ploia è finalmente riuscito a recuperare la sua antica vocazione di cantautore: a novembre è uscito il suo primo singolo «Buongiorno Amore», lanciato su YouTube da un video interpretato dalla vocalist bresciana Ivana Gatti, prologo ad un album vero e proprio la cui pubblicazione è prevista entro l’anno. Come dire: un vero e proprio risveglio artistico per un personaggio particolarmente eclettico, guidato da una grande curiosità e da un approccio a 360 gradi all’arte e alla vita nella quale la canzone e la poesia si sposano alla pittura e alla letteratura passando per… i cannoncini.

«Sono la mia grande specialità – racconta Luca, classe 1969, titolare dell’azienda Acquolina in Bocca di Gussago, laboratorio che produce paste, mignon, torte e dolci in generale per Gdo e canale Horeca, con una trentina di dipendenti -. Pasticceria per me vuol dire fantasia e creatività, significa sperimentare cento idee e godersi la soddisfazione quando ne azzecchi una e fai felice un cliente goloso: non è mai stato solo un lavoro, perché in ogni cosa che faccio ci metto tutta l’anima».

Il sogno originario però era quello di cantare…
«Mi piaceva tantissimo fin da quando ero alle elementari e frequentavo una scuola sperimentale che prevedeva varie attività creative, dal fumetto alla cucina passando per il bricolage ed ovviamente la musica. Avevamo anche un gruppo, facevamo recital nei teatri di quartiere, e già scrivevo poesie».

La musica è una passione di famiglia?
«Assolutamente sì, in casa ho sempre respirato musica, mia madre la amava, mio padre aveva le potenzialità per diventare un cantante lirico ma non ha potuto studiare, anche mia sorella tutt’ora canta lirica in alcuni gruppi locali. Io da giovanissimo ho cominciato a prendere lezioni di pianoforte dal maestro Guidi. Volevo anche entrare al Conservatorio e studiare violino. Non fui ammesso, ma continuai privatamente con il piano».

Perchè ad un certo punto ha abbandonato la musica?
«Dopo le medie mi sono diplomato in metallurgia all’Itis, che avevo scelto per assicurarmi uno sbocco lavorativo. In effetti avevo tantissime offerte, ma nel frattempo avevo sviluppato una nuova filosofia di vita dopo la lettura del “Cortegiano” di Baldassarre Castiglione, un trattato del ‘500 che mi aveva affascinato nella parte in cui affermava che una persona deve sapere di tutto un po’, ma di preciso nulla. Così ho cominciato a studiare teatro, mi sono iscritto a Pedagogia con indirizzo filosofico, ho preso anche un diploma di massofisioterapia. Volevo conoscere tante cose, essere tante persone. Ma quando mi sono sposato e sono arrivati i miei due figli ho dovuto giocoforza diventare una persona più concreta. Mi hanno preso in un’azienda dolciaria, dove sono stato promosso direttore. Nel 2000 ho scelto di diventare pasticcere a tutti gli effetti, seguendo tanti corsi e fondando la mia azienda a Gussago, peraltro nello stesso laboratorio dove ho cominciato a lavorare».

É nata così Acquolina in Bocca…
«Sì, mi ha dato davvero tante soddisfazioni, forse perché fin dall’inizio non ho mai voluto scendere a compromessi: utilizziamo solo burro fresco, facciamo tutto a mano, siamo un laboratorio artigianale a tutti gli effetti anche se lavoriamo per la Gdo oltre che per bar e ristoranti. In verità il mio obiettivo era quello di diventare il “re dei panettoni”, ma oggi faccio soprattutto cannoncini, la mia punta di diamante. Anche qui solo burro, sfoglia che riposa tre giorni, tutto secondo tradizione. Abbiamo anche aperto un negozietto, mamapasticceria.it, che sarà presto anche online e dove si potranno trovare tutti nostri cannoncini farciti al momento in vari gusti: pistacchio, zabaione, tiramisù…».

Ma alla fine è rinata l’antica passione…
«Qualche anno fa è nato un gruppo con alcuni amici, abbiamo fatto qualche serata, a 45 anni ho ricominciato a studiare canto e pianoforte e nel 2016 ho registrato un cd autoprodotto, ho fatto qualche video… Fino a quando ho incontrato Paolo Salvarani e Antonio Giovanni Lancini, che hanno trovato interessante la mia proposta e hanno scelto di lavorare con me a questo disco, a tutti gli effetti un po’ il mio vero debutto da cantautore».

Il suo stile risente molto dell’influenza della classica canzone melodica all’italiana.
«Sì, anche perché una delle mie grandi passioni è il Festival di Sanremo: ogni anno quando arriva divento come Fantozzi quando c’erano le partite dell’Italia, mi piazzo sul divano e non voglio essere disturbato per nessun motivo. Per me è sempre stato un rito, fin da piccolo».

Quali i piani per il 2021?
«Uscirà un altro singolo con relativo video, prima dell’album che vorrei pubblicare quando sarà possibile tornare a fare concerti per poterlo promuovere con un po’ di serate dal vivo. Amo esibirmi in pubblico e il mio grande sogno sarebbe quello di presentare il mio disco con un concerto al Vittoriale o al Teatro Romano di Verona: non so se ci riuscirò, ma io sono fatto così, cerco sempre di tendere all’infinito, non alla mediocrità: faccio di tutto per arrivare in vetta. Nel frattempo ho scritto un libro e ho cominciato a dipingere. L’ho detto: non mi accontento mai».
Claudio Andrizzi

Fonte: Bresciaoggi

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