
La storia della ripresa della Macchina del Triduo nella chiesa “Santa Maria Assunta” a Gussago, negli anni ’70 secondo la poesia di Luigi “Gino” Zanetti:
La macchina parlante
Da molti anni fui abbandonata
in un’antro soffitto fui relegata,
pochi uomini ricordan ancora
un’opera di pregio va alla malora.
Avanziamo cauti nel luogo tetro,
o la forza manca 0 corto è il metro.
Alcuni pezzi solo vanno all’altare
come uomo senza gambe vo’ caminare.
C’é chi tocca, chi spolvera, chi guarda,
tutto intorno tace, nessuno parla;
una voce infantil dall’angolino:
“Non mi conoscete, son Vincenzino”.
La macchina ribatte:
“Io sono la base, sono importante
tiratemi su guardate un istante;
io porto trenta candele, io cento,
tutte insieme formiamo il firmamento.
Lo so, lo so, questo non si può fare
molti elementi son da ritoccare
poiché i giovani non mi hanno vista mai
lor non sanno il valore alto assai.
Lor non sanno non mi hanno mai vista
al forestier fei aguzzar la vista;
quello che vedete è una sol parte
incompleta resta quest’opera d’arte.
Giovin orfanello che piangi la mamma
essa ti guarda attraverso la fiamma,
quella fiamma che ognuno sta a guardare
tutti abbiamo un congiunto da ricordare.
Rimuoviamoli dal lugubre posto
ardente, vivo, il desìo del prevosto;
suffraghiamo i morti anche i più lontani
il perenne sia monsignor Bazzani.
Gussago, 7 febbraio 1971
Inoltre:
- fotografia del progetto originale, con disegno a china colorata del Beneduci, di 110 anni fa;
- fotografia allestimento del 1937, l’ultimo prima della guerra e prima di quello dopo la ripresa nell’allestimento degli anni ’70, febbraio 1971 come recita l’ode di Zanetti del 7 febbraio 1971;
- fotografia allestimento del 27 febbraio 2010;
- fotografia allestimento del 25 febbraio 2014;
- fotografia di Angelo Cartella dell’allestimento del febbraio 2015.
A cura di Achille Giovanni Piardi




