La “macchina parlante”, la poesia che racconta la ripresa della Macchina del Triduo

Macchina del Triduo nella chiesa "Santa Maria Assunta" anno 1937

La storia della ripresa della Macchina del Triduo nella chiesa “Santa Maria Assunta” a Gussago, negli anni ’70 secondo la poesia di Luigi “Gino” Zanetti:

La macchina parlante

Da molti anni fui abbandonata
in un’antro soffitto fui relegata,
pochi uomini ricordan ancora
un’opera di pregio va alla malora.

Avanziamo cauti nel luogo tetro,
o la forza manca 0 corto è il metro.
Alcuni pezzi solo vanno all’altare
come uomo senza gambe vo’ caminare.

C’é chi tocca, chi spolvera, chi guarda,
tutto intorno tace, nessuno parla;
una voce infantil dall’angolino:
“Non mi conoscete, son Vincenzino”.

La macchina ribatte:
“Io sono la base, sono importante
tiratemi su guardate un istante;
io porto trenta candele, io cento,
tutte insieme formiamo il firmamento.

Lo so, lo so, questo non si può fare
molti elementi son da ritoccare
poiché i giovani non mi hanno vista mai
lor non sanno il valore alto assai.

Lor non sanno non mi hanno mai vista
al forestier fei aguzzar la vista;
quello che vedete è una sol parte
incompleta resta quest’opera d’arte.

Giovin orfanello che piangi la mamma
essa ti guarda attraverso la fiamma,
quella fiamma che ognuno sta a guardare
tutti abbiamo un congiunto da ricordare.

Rimuoviamoli dal lugubre posto
ardente, vivo, il desìo del prevosto;
suffraghiamo i morti anche i più lontani
il perenne sia monsignor Bazzani.

Gussago, 7 febbraio 1971

Inoltre:

  • fotografia del progetto originale, con disegno a china colorata del Beneduci, di 110 anni fa;
  • fotografia allestimento del 1937, l’ultimo prima della guerra e prima di quello dopo la ripresa nell’allestimento degli anni ’70, febbraio 1971 come recita l’ode di Zanetti del 7 febbraio 1971;
  • fotografia allestimento del 27 febbraio 2010;
  • fotografia allestimento del 25 febbraio 2014;
  • fotografia di Angelo Cartella dell’allestimento del febbraio 2015.

A cura di Achille Giovanni Piardi

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