Mandolossa, il degrado guadagna terreno

Rotonda Mandolossa

Che la zona della Mandolossa fosse tra le meno «facili» sul confine fra la città di Brescia e i paesi limitrofi è un fatto risaputo. Da quasi trent’anni è infatti il crocevia della prostituzione di notte e anche di giorno, sulla via che conduce verso Milano e la Franciacorta. Da qualche mese però a questo problema se ne aggiungono altri, in parte dovuti a questioni tecniche, in parte alla difficile convivenza fra residenti di varie nazionalità. A denunciare questa situazione abitanti e commercianti, che hanno raggiunto il limite di sopportazione. A finire nell’occhio del ciclone la zona del rondò sulla Sp 11 che è suddivisa fra il territorio di Gussago e Roncadelle, e quello di Brescia. La città si affaccia con la sua frazione Mandolossa che inizia dal ponte che attraversa il Gandovere.

«Siamo zona di confine e di noi non si occupa nessuno» denuncia Adriana Rocca, che vive al 19 nel territorio di Roncadelle, «lasciati a noi stessi e dimenticati da tutti». Due le problematiche principali: una relativa a comportamenti decisamente incivili che si protraggono da diversi mesi, l’altra di natura più tecnica. La zona negli anni si è andata progressivamente degradando, per la presenza di alcuni stabili fatiscenti nei quali vivono spesso famiglie di extracomunitari, in situazione di indigenza. «Possiamo anche capire le culture diverse dalla nostra e le tradizioni differenti, ma non è possibile che ci sia un continuo via vai di gente: non sappiamo mai chi siano queste persone né da dove vengano – afferma Mario Bersi -, e questo non è tutto». Le culture autoctone o meno, in effetti, hanno poco a che vedere con certi comportamenti particolarmente spiacevoli, secondo chi protesta.

«Non è possibile che ogni mattina si ritrovino i segni delle orinate sui muri e sulle serrande dei negozi – denuncia Elena Della Fiore – dipendente della forneria Fanelli -. Questa è inciviltà bella e buona. E nello stabile che confina con il negozio ci sono famiglie di cittadini stranieri in condizioni inumane, in case ben oltre i limiti della vivibilità. A noi fanno sempre mille controlli sull’igiene del negozio e poi ci troviamo i topi che attraversano il cortile attirati dai mucchi di spazzatura che vengono lasciati sotto il portico ogni mattina, alla faccia della raccolta differenziata porta a porta in paese. E potete trovare i sacchetti della spazzatura buttati direttamente nel Gandovere». Non sono solo i rifiuti a finire nel torrente e a inquinare quello che in questo tratto è più una fogna a cielo aperto che un corso d’acqua che attraversa abitati e campagne. «Alcune case non hanno ancora effettuato allacciamenti fognari e gli scarichi finiscono nel fiume – prosegue Della Fiore -, quando arriva il caldo e nei momenti di secca ovviamente gli odori si alzano dal fiume e “profumano” la zona”».

All’inciviltà si aggiunge poi un problema tecnico: l’illuminazione. «Da qualche mese i lampioni della rotonda sono spenti – afferma Adriana Rocca -, abbiamo segnalato la situazione più volte, senza ottenere risposta. Poi la settimana scorsa sono arrivati tecnici e operai, hanno aperto un pozzetto nel quale si sono calati per la manutenzione. Da quella sera abbiamo solo i lampioni sul lato del territorio del Comune di Gussago che si accendono, mentre quelli in gestione a quello di Roncadelle restano spenti. Com’è possibile»? Una domanda che la signora Rocca ha rivolto papale, papale, al Comune di competenza «ma dagli uffici tecnici mi hanno risposto che non ne sapevano nulla. Mi chiedo come sia possibile»? Contattato da noi telefonicamente, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Roncadelle Paolo Lucca ha confermato di conoscere bene la problematica. «È una situazione intricata e paradossale – conferma l’amministratore – perché quei lampioni, pur essendo sul nostro territorio, risultano sotto la gestione del Comune di Gussago. Abbiamo chiesto più volte a Gussago come fare per la loro riattivazione e stiamo cercando di capire se sia possibile staccare fisicamente il collegamento elettrico e attaccarlo a contatori di nostra gestione».

Fonte: Bresciaoggi

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