Maxi blitz contro il lavoro nero nei laboratori delle false griffe

Scacco al lavoro «in nero» e al «caporalato» da parte del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Brescia che in collaborazione con le Stazioni di Montichiari, Gussago, Vobarno, Rezzato e Brescia Lamarmora, nell’ultima settimana hanno controllato 85 persone portando alla luce 16 posizioni irregolari che hanno fatto scattare la sospensione dell’attività imprenditoriale per due titolari e multe per circa 90mila euro. Quattro i laboratori di capi d’abbigliamento colti di sorpresa dal blitz dei militari, con un cospicuo numero di capi sequestrati. L’intervento più rilevante è avvenuto a Montichiari, dove la titolare italiana del laboratorio, pur non essendo autorizzata dall’azienda madre, produceva giubbini e piumini griffati. Oltre 100 quelli sequestrati assieme a 150 mila accessori per il confezionamento (bottoni, cartellini, etichette) per un valore di 350.000 euro. La titolare è stata denunciata per ricettazione, frode in commercio e per aver introdotto nello Stato e commercializzato prodotti con marchi falsi.

A Gussago è stata sospesa l’attività imprenditoriale di un laboratorio di confezioni per mancanza delle condizioni igienico-sanitarie e della sicurezza dei luoghi di lavoro, per la titolare di nazionalità cinese è scattata la denuncia. Mentre a Vobarno i militari hanno sorpreso cinque lavoratori «in nero» – di cui un clandestino – all’interno di un laboratorio. Il titolare, di nazionalità cinese, è stato denunciato anche per aver impiegato un lavoratore extracomunitario privo del permesso di soggiorno e clandestino sul territorio nazionale. Undici, invece, i lavoratori non in regola dal punto di vista contrattuale sorpresi in un laboratorio di confezioni a Rezzato. Per il titolare è quindi scattata la sospensione dell’attività imprenditoriale. Merito del Nucleo ispettorato del lavoro, guidato dal luogotenente Giuseppe Serio, non è solo quello di scoprire irregolarità, ma anche quello di costringere le aziende ad assumere i lavoratori stipulando con gli stessi un contratto di lavoro per almeno tre mesi, pagando le sanzioni contestate; unica via che permette loro di riaprire le attività. Procedimento non possibile per il lavoratore clandestino perché la normativa non lo prevede.
Paolo Buizza

Fonte: Bresciaoggi

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