
Una storia d’amore e di evasione (fiscale) quella dei coniugi Giuliano Rossini e Silvia Fornari di Gussago: il primo, imprenditore nel settore dei metalli ferrosi, è considerato dagli inquirenti il “promotore” della maxi-frode al fisco da oltre 90 milioni di euro che tra il 2019 e il 2022 ha portato sotto la lente degli investigatori ben 73 persone, molte delle quali – in tutto 23 persone compresi i coniugi – già finite a processo, con rito abbreviato, a vario titolo per i reati di evasione fiscale, riciclaggio, autoriciclaggio, emissione di fatture false per operazioni inesistenti, associazione per delinquere.
Nella giornata di mercoledì 10 dicembre 2025 sono arrivate le prime condanne. Giuliano Rossini è stato condannato a 3 anni e 4 mesi: ha rinunciato all’appello e di fatto ha già concluso il suo debito con la giustizia, tra detenzione in carcere e agli arresti domiciliari. Oltre alla moglie Silvia Fornari erano stati arrestati anche il figlio della coppia, Emanuele Rossini, e la zia materna Marta Fornari: nel giardino di casa, nascosti e sepolti, sono stati recuperati più di 15 milioni di euro in contanti. E per i coniugi Rossini non è ancora finita: finiranno entrambi nuovamente a processo, a marzo, nell’ambito di un’altra indagine su false fatture.
Le altre condanne: 4 anni di reclusione per Simone Della Valle e Cristian Tomasini, 3 anni e 6 mesi per Silvia Berardi e Renato Montini, e ancora pene comprese tra i 2 anni e i 3 anni e 4 mesi per Mario Bizioli, Marco Benzoni, Nicola Buggeia, Giordano Chiari, Barbara Guerini, Gerardo Lentini, Franca Muscio, Pierdomenico Peli, Filippo Vercellone, Ruggero Zanotti. Sono stati invece assolti gli imputati Fabio Beltrami, Giuseppe Buggeia, Claudia Carrara, Michele Ghidini, Nicola Montini, Roberto Novelli, Andrea Redaelli, Gianfranco Sanca, Roberto Turotti.
Le indagini, ricordiamo, erano state avviate a seguito di una segnalazione arrivata (nel 2019) ai Carabinieri di Gardone Valtrompia: riguardava la scoperta di 113 bonifici eseguiti in poco tempo da un’azienda di Lodrino, poi risultata intestata a un operaio valtrumplino. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, i soldi sarebbero stati destinati a soggetti cinesi e per questo versati su conti correnti esteri aperti in banche asiatiche. In tutto vennero intercettati circa 34 milioni di euro che, secondo il gip, servivano a pagare fatture ritenute inesistenti. I soldi sarebbero poi tornati in Italia, in contanti, spesso trasportati dagli “spalloni”.
Da qui sono partiti poi gli accertamenti della Guardia di Finanza, a cui vennero affidate le indagini che hanno permesso di ricostruire una vasta rete di società cartiere. Il giro di fatture false sarebbe inoltre servito per coprire gli acquisti e le vendite in nero di metalli ferrosi. A fronte di 73 indagati, la magistratura aveva disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, immobili, veicoli e quote societarie per oltre 93 milioni di euro.
Fonte: bresciatoday.it