Mestieri di una volta: l’arte dello spannocchiare

Mestieri di una volta: l’arte dello spannocchiare

“Scarfoià”. Spannocchiare e chiacchierare era normale a quei tempi. Levare le foglie per rendere libera la pannocchia di granoturco, oggi definito Mais. In questo modo posta al sole si asciugava e si colorava prima. Nella sgranatrice, un tempo solo a mano, si inseriva la pannocchia nuda: da una parte fuoriusciva il granoturco e dall’altra l’anima della stessa utilizzata, quando seccata, quale “legna” da ardere od, almeno, utile per avviare il fuoco del caminetto o della stufa.
Nei passati decenni era possibile vedere le logge (lòza o lobbia) delle case coperte da pannocchie sospese e ben esposte al sole ad essicare. Certamente lo spannocchiare, quasi solo serale, favoriva la conversazione tra gli addetti ed anche il …chiacchiericcio in attesa del meritato riposo notturno.

Le foglie (Scarfòi) di granoturco, sino agli anni 40 del novecento, per molte famiglie rappresentavano un sicuro, anche se non troppo morbido, pagliericcio: (paiù), sacco rigonfio di foglie e stoppie su cui riposare. Un dato è certo: quando le stoppie o steli (mèlgàss) della pianta di granoturco eccedevano in quantità, tutti ricordano quanto si… sentissero sulla schiena e sul fondo della stessa.

Vale qui ricordare un detto, riferito a colui che al mattino poteva essersi svegliato male e si presentasse in pubblico un po’ arrabbiato e con la schiena “rotta” per aver mal riposato, tanto da torcersela in continuazione: Chè ghet; ghet durmìt söi mèlgàss?

A cura di: Angelo CartellaAchille Giovanni Piardi

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