
L’integrazione degli stranieri va agevolata con strumenti strutturali che superino il concetto dell’emergenza immigrati ricucendo le lacerazioni provocate nel tessuto sociale dalla pandemia. Uno strumento incisivo è un servizio di mediazione culturale e linguistica promosso su scala comprensoriale. Ed è questo l’obiettivo fissato dall’Azienda speciale consortile ovest solidale ambito territoriale 2 Brescia Ovest, che riunisce i Comuni di Ospitaletto, Travagliato, Gussago, Roncadelle, Castel Mella, Castegnato, Torbole Casaglia, Rodengo Saiano, Cellatica, Berlingo e Ome. L’iniziativa si inserisce nel Piano di Intervento Regionale Lab’IMPACT e del Fami, Fondo asilo, migrazione e integrazione del Pirellone, che ha l’obiettivo di sostenere la comunità territoriale nell’ottica di un welfare diffuso volto al benessere di tutti i residenti. In questo contesto, l’attività di Anci Lombardia supporta progetti territoriali come quello offerto a un territorio dove i numeri relativi alla presenza di cittadini stranieri è in aumento, come spiega Chiara Orlandi, coordinatrice del progetto per l’Azienda Speciale Consortile ‘Ovest Solidale’ Ambito Territoriale 2 Brescia Ovest.
«I dati sui flussi di immigrazione confermano in generale la tendenza nazionale ad un rallentamento del flusso migratorio, dovuto alla crisi economica e alla difficoltà di trovare lavoro. Ciò nonostante il territorio bresciano si colloca al secondo posto in Lombardia per numero di cittadini stranieri regolarmente residenti. Se si considera la popolazione totale della provincia, gli stranieri rappresentano il 10%. A questa percentuale si aggiungono gli immigrati che arrivano sul territorio attraverso i progetti Sai ex Sprar e Cas». La popolazione straniera presenta un’elevata dinamicità. «Inoltre, se inizialmente era prevalentemente maschile – spiega Chiara Orlandi – , si è ormai giunti ad una situazione quasi paritaria e alla presenza di molte famiglie con minori. Gli stranieri non possono più essere trattati solo come un’area a se stante, ma permeano tutte le realtà del tessuto sociale e usufruiscono ormai dei servizi per i minori, le famiglie, i disabili e gli anziani. Tale situazione implica la necessità di potenziare i servizi informativi, di promozione dell’integrazione e di facilitazione delle dinamiche di inclusione sociale di questi soggetti». Il progetto ha permesso di fare un focus sugli aspetti legati specificatamente all’inclusione e alle difficoltà incontrate nel processo migratorio. Il Piano Regionale Lab’Impact ha anche favorito una presa in carico integrata e specifica dei migranti e ha aiutato a portare una maggiore attenzione sul tema. Un ruolo di maggiore rilievo è stato assunto dal mediatore diventando un punto di riferimento per servizi e cittadini e spostando il focus dalla problematica della lingua all’integrazione della cultura. Con FAMI, inoltre, i Comuni coinvolti hanno la possibilità di realizzare progetti con le scuole aperti a tutta la popolazione. «Un welfare di comunità – conclude Chiara Orlandi – non è ancora partito in maniera strutturale ma i paesi sono sempre coinvolti dall’Azienda nella gestione dei casi».
R.Pr.
Fonte: Bresciaoggi