Nella miniera di Isacco, dove nasce il “sogno” di trovare il petrolio

Miniera Val Volpera

Isacco Angiolino Gatta, ex minatore di Bovegno e oggi proprietario della miniera di bitumi abbandonata in Val Volpera, è in cima a un albero. Non è un personaggio di Calvino: lui taglia rami di querce. Siamo arrivati in val Volpera con la jeep del Gruppo sentieri di Gussago per esplorare le grotte artificiali contenenti rocce «petrolifere».

«Ehi Gatta, dovessero trovare il petrolio, diventeresti super milionario» gli diciamo per scherzo. Lui dall’albero fa gesti timidi, sorride e sistema il cappellino militare. «Eh eh – grida in risposta – . Ho già preparato i calcoli per la quantità d’esplosivo che servirebbe». Gatta ha passato decenni a perforare, con il martello pneumatico, le viscere della montagna a Graticelle di Bovegno. Ma è impossibile sapere se, dopo la pensione, abbia acquistato la proprietà in val Volpera perché, in fondo, abbia sperato che un giorno il giacimento buttasse barili di petrolio. Di certo ha sentito le voci di paese, secondo cui sarebbero stati avvistati uomini nei pressi della miniera, intenti ad analizzare le pietre.

Percorriamo, con Pierluigi Franzoni e Roberto Renzi del Gruppo Sentieri, la valle che trae il nome dalle volpi di cui è popolatissima. L’accesso alla miniera si trova allo strozzamento della valle e, protetto dalle recinzioni, ecco il pozzo, squadrato e profondo. La discesa è possibile solo con attrezzatura da speleologia e accompagnati da persone esperte. In periodi piovosi, inoltre, la miniera funge da serbatoio e si riempie d’acqua.

«La miniera si sviluppa inizialmente in verticale – spiega Franzoni – per circa 20 metri. Quindi lo scavo prosegue in orizzontale per quasi 30 metri. Ad un certo punto si incontra un laghetto artificiale, profondo 6 metri. Sul fondo si possono trovare le rocce nerastre intrise di bitume, che hanno suscitato in passato, e forse anche oggi, interesse. Non abbiamo foto della miniera in attività, se qualcuno le avesse ci farebbe piacere condividerle con la comunità».

I lavori di scavo per lo sfruttamento degli scisti bituminosi sono iniziati nel 1928 e ripresi nel 1946, da due diversi imprese, che forse puntavano all’individuazione di un’ampia sacca di petrolio. La percentuale di bitume non consentì, ai tempi, la sostenibilità dell’operazione (nonostante l’aumento della profondità fosse direttamente proporzionale alla percentuale di bitume). Nuove tecnologie, forse potrebbero rendere l’operazione conveniente? Chissà. Ce ne andiamo e Isacco Gatta saluta, mostrandoci come segno propiziatorio una delle pietre nere che tiene in casa: pietre cupe, che accendono il sogno.
Federico Bernardelli Curuz

Fonte: Giornale di Brescia

RESTA SEMPRE AGGIORNATO CON LE NOSTRE NOTIZIE!

- iscriviti alle Newsletter di Gussago News per ricevere quotidianamente via email notizie, eventi e/o necrologi
- segui la pagina Facebook di Gussago News (clicca “Mi piace” o “Segui”)
- segui il canale Telegram di Gussago News