“Non-Places”, il primo album della musicista gussaghese Anna Bignami

Anna Bignami

Anna Bignami, bresciana di Gussago, e Laura Veltri, trevisana cresciuta a Roma, sono entrambe chitarriste. Oltre allo strumento musicale condividono anche lo stesso anno di nascita, il 1996, come pure le attività di compositrice, arrangiatrice e direttrice d’orchestra. Proprio grazie agli studi in composizione si sono incontrate nel 2020, alla Royal Academy of Music di Aarhus, avviando prima una sincera amicizia, poi una collaborazione professionale che in breve tempo le ha portate a creare in Danimarca una tra le più seducenti, e progettualmente interessanti, giovani formazioni europee. Nel 2023 il Bignami Veltri Jazz Ensemble ha registrato due suite ispirate all’Antologia di Spoon River, presentate l’anno successivo anche al Teatro Grande, per la Grande Notte del Jazz. Con lo stesso nonetto le due musiciste hanno pubblicato ora il primo album, «Non-Places», per l’etichetta leccese GleAM Records, disponibile in formato digitale e in CD dal 25 settembre.

«L’idea di tradurre in musica il tema dei non-luoghi ci è venuta durante le vacanze di Natale trascorse in Italia dai rispettivi parenti» raccontano le musiciste. «Ci siamo incontrate a metà strada, a Verona, e lì, dalle nostre lunghe chiacchierate natalizie, è nato il progetto». I brani che compongono il disco fanno riferimento a non-luoghi di diverso genere, «”Excess”, per esempio, è il non-luogo del disorientamento e dell’omogeneizzazione culturale imposta da Internet; “Attesa sospesa” vuole rappresentare la sala di una stazione ferroviaria, dove il clarinetto basso cerca inutilmente di stabilire un contatto con gli altri strumenti; “Junk Space”, conio di Rem Koolhaas, con le sue strutture melodiche, ritmiche e armoniche in continua trasformazione racconta il territorio caotico dei centri commerciali; “The Third Place” si riferisce agli spazi urbani di socializzazione, terzi luoghi in via di estinzione». Non manca la riscrittura di un classico del Grunge, Black Hole Sun, «l’inno dei Soundgarden per una generazione che si sentiva fuori luogo ovunque». Otto composizioni in tutto, equamente firmate.

Collaborazione a quattro mani anche per organizzazione, gestione, finanziamenti e booking, «lavoro impegnativo, cui bisogna dedicare molto tempo. Fortunatamente in Danimarca abbiamo numerose fondazioni che ci supportano». In Italia un simile ensemble avrebbe possibilità di sopravvivere? «Chissà! Ma senza finanziamenti pubblici, accessibili anche a piccoli artisti indipendenti, dovremmo sicuramente trovare soluzioni alternative, col rischio di non poter garantire ai musicisti cachet adeguati».
Luigi Radassao

Fonte: Bresciaoggi

Per approfondire:
https://annabignami.eu

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