
Non si sblocca la vicenda dell’obitorio della Fondazione Richiedei, dopo la sentenza che ne ha limitato l’uso ai soli defunti morti all’interno della struttura sanitaria. La decisione ha di fatto escluso i cittadini deceduti in ambito domestico, aprendo un problema concreto per le famiglie gussaghesi.
Il sindaco Giovanni Coccoli ha confermato che la battaglia non si è conclusa e che, insieme ai legali comunali, è stato abbozzato un possibile nuovo ricorso, ancora in fase di valutazione. Prima di agire per vie legali, però, l’Amministrazione ha deciso di tentare un confronto diretto con Regione Lombardia, per verificare se esistano margini di intervento politico o normativo.
A determinare la situazione attuale è stata la decisione dei giudici che hanno accolto il ricorso presentato da alcune imprese funebri esterne al Comune contro l’ordinanza con cui, nel 2023, il sindaco aveva permesso il ritorno all’uso tradizionale dell’obitorio anche per i morti in abitazione privata. Quel provvedimento era stato giustificato dall’assenza a Gussago di una casa del commiato e dall’impossibilità, per molte famiglie, di sostenere i costi di strutture private.
La normativa regionale del 2022, però, è chiara: le camere mortuarie delle strutture sociosanitarie possono accogliere esclusivamente i defunti interni. Secondo Coccoli, la peculiarità della Fondazione Richiedei, che non è solo RSA ma anche presidio ospedaliero, potrebbe aprire uno spiraglio giuridico, ma l’obiettivo prioritario resta ottenere un chiarimento direttamente da Regione Lombardia.
Il sindaco ha espresso amarezza per una situazione che considera penalizzante per la comunità e per la stessa Fondazione, che per decenni ha svolto un ruolo fondamentale anche come punto di riferimento per tutte le onoranze funebri. Nel frattempo resta sul tavolo, seppur complessa, l’ipotesi di realizzare una casa del commiato a Gussago, affidandone eventualmente la gestione a soggetti privati. Una prospettiva che richiederebbe tempi lunghi e notevoli risorse economiche.
Per l’Amministrazione comunale la questione non riguarda solo aspetti normativi o organizzativi, ma tocca direttamente la dignità dei cittadini e la sensibilità di una comunità intera, che oggi si trova privata di un servizio ritenuto da sempre essenziale.