Partita la campagna vaccinale antiCovid nelle RSA, a Gussago si dovrebbe iniziare il 18 gennaio

È vicina al termine la vaccinazione dei dipendenti dell’Asst Franciacorta: «Il 15 gennaio – ha spiegato il direttore generale Mauro Borelli – sarò vaccinato per ultimo concludendo la campagna vaccinale per il personale sanitario. Per il momento la situazione ricoveri per contagi Covid è stabile, sono quasi sempre di bresciani. Nei prossimi giorni mantenendo la stessa media potremo sostenere l’attività di chi procederà alle vaccinazioni nelle Rsa». E al proposito a Pontoglio, Pierluigi Piantoni, neo presidente di Villa Serena, ha dichiarato: «Quasi tutti i dipendenti hanno aderito alla campagna vaccinale. Contiamo che aderiscano tutti osservando i risultati di chi si è già vaccinato: è fondamentale che aderiscano convincendosi». Carlo Bonometti, presidente della Richiedei, che gestisce Rsa di Gussago e ospedale di Palazzolo ha poi aggiunto: «Nell’ospedale di Palazzolo si stanno liberando i posti letti per le convalescenze Covid, ci son meno di 10 persone. A Gussago le vaccinazioni nella Rsa, che accoglie 104 ospiti, seguiti da una sessantina di operatori con diverse mansioni, dovrebbero iniziare il 18 gennaio. Per gli ospiti la direttiva in arrivo chiarirà dubbi e problemi legati al consenso informato. La maggior parte dei dipendenti ha aderito alla nostra richiesta di esprimere il consenso informato, ora stiamo aspettando le ultime adesioni e ci auguriamo che, informandosi seriamente, aderiscano tutti. Personalmente ritengo che chi non si vaccina andrebbe lasciato a casa per la mancanza di un Dpi essenziale per il servizio che deve tutelare la loro salute, quella degli ospiti, e dei colleghi con cui lavorano».

Pietro Pellegrinelli, direttore strategico della fondazione Serlini onlus che gestisce la Rsa di Ospitaletto, e direttore generale della Rsa Berardi Manzoni di Roncadelle, illustrando la situazione delle due strutture ha precisato: «Rispetto a 15 giorni fa oltre il 90 per cento del personale ha consentito la vaccinazione. Può darsi che chi non ha aderito lo abbia fatto per problemi che richiedano la somministrazione in struttura protetta o per controindicazione alla somministrazione, o per un’informazione insufficiente o inadeguata. Su questo tema ci sono due scuole di pensiero una delle quali ritiene che chi la rifiuta non è idoneo alla professione. Adesso ci sono sia problemi di carenza di personale che la concorrenza di ospedali che li richiedono e pagano meglio. L’università prepara questi professionisti in funzione dell’ospedale anche se il futuro indica che sia la geriatria a offrire le maggiori opportunità». Come si risolve il problema del consenso degli ospiti? «Fortunatamente è arrivato il soccorso di un decreto legge che ha chiarito la situazione. Gli ospiti residenti esprimono direttamente il consenso informato. Chi non è in grado lo farà attraverso il proprio amministratore di sostegno o il direttore sanitario della struttura previo assenso dei parenti fino al terzo grado. In caso di assenza di queste condizioni toccherà al giudice tutelare che deve pronunciarsi entro 48 ore».
Giancarlo Chiari

Fonte: Bresciaoggi

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