Pensioni 2013, è 960 euro l’importo medio mensile a Gussago

Euro soldi

In due casi su tre l’assegno mensile nel Bresciano ha meno di tre zeri. Al top Cellatica con 1.047 di media Magasa (586 euro) è la maglia nera.

L’effetto peraltro già impalpabile dell’aumento dell’importo dell’assegno è evaporato al cospetto dell’andamento dell’inflazione e dell’inasprimento della pressione fiscale locale. I pensionati bresciani sono sempre più indigenti nonostante in media, rispetto al 2012, il loro vitalizio mensile sia lievitato di 8 euro, un decimo degli 80 euro concessi sotto forma di bonus Irpef dal premier Matteo Renzi alle classi medie ma negati invece alla categoria più debole per definizione, quella degli anziani. Stando al report dell’Inps rielaborato dalla Fnp-Cisl di Brescia, ogni lavoratore a riposo della nostra provincia nel 2013 ha ricevuto mediamente 881 euro per ciascuna posizione pensionistica (si parla di posizioni perché una sola persona può essere titolare di più vitalizi) contro gli 873 euro dell’anno precedente. Ma si tratta dell’unico trend positivo. L’affresco generale sul potere di acquisto e le condizioni finanziarie dei 346.797 pensionati bresciani resta a tinte fosche. Un potere di acquisto «reale» fiaccato, una diminuzione generalizzata dei benefit per farmaci, visite mediche e cure sanitarie e uno stillicidio di «stangatine» fiscali hanno abbassato l’asticella delle nuove povertà fino a fasce sociali insospettabili. E i numeri e le cifre sono lì a ribadirlo. Il quadro Inps evidenzia come un bresciano su 4 sia pensionato, e come il 65% non superi i mille euro mensili di vitalizio, una quota ben superiore alla media nazionale, che si assesta al 40%. Di questi, il 33% non arriva neppure a 500 euro, rispetto all’11% della media italiana. In estrema sintesi, nel bresciano due pensioni su tre non toccano la soglia dei mille euro al mese. Vivere, anzi sopravvivere, è quasi impossibile per una larga fetta dell’esercito di lavoratori a riposo.

«Sono dati sconfortanti in senso assoluto ma che assumono addirittura la fisionomia di un’emergenza sociale se paragonati a quelli di altre province lombarde dove i pensionati che possono contare su assegni dignitosi sono molti di più di quelli bresciani» commenta il segretario generale della Fnp Cisl, Alfonso Rossini. Non c’è insomma neppure da aggrapparsi all’alibi che nel Nord Italia il costo della vita è storicamente più alto che nel resto del Paese. Le difficoltà degli anziani sembrano maggiori a Brescia più che in altre province del settentrione. «Il trend è preoccupante soprattutto se si tiene conto che la nostra area fino a qualche anno fa era a piena occupazione – incalza Alfonso Rossini -. Non è vittimismo affermare che, stando agli indicatori generali, buona parte dei pensionati bresciani ha mezzi di sostentamento vicini alla soglia di povertà relativa».

Il quadro generale evidenzia anche i primi effetti della Riforma Elsa Fornero. Sono infatti diminuite dello 0,5% in un anno le pensioni in carico all’Inps provinciale, passando dalle 348.695 del 2012 alle 346.797 del gennaio 2014 (nel 44,4 % dei casi riguardano contribuenti uomini e nel 55,6 % donne). Analizzando l’importo medio lordo – considerate pensioni di vecchiaia, invalidità e reversibilità, oltre che i trattamenti sociali e per gli invalidi civili – a livello territoriale la forbice si muove tra i 1.047 euro di Cellatica (che si conferma «leader» della classifica) e i 586 di Magasa, che pur migliorando di 7 euro la media rispetto al 2012 resta fanalino di coda della graduatoria provinciale. In generale è aumentato di due unità il numero dei comuni dove emerge un importo medio superiore ai mille euro «tutto compreso»: oltre a Cellatica, anche Barghe (1.040 euro), Soiano (1.037 euro), Bovezzo (1.027 euro), Provaglio Valsabbia (1.014 euro) e al fotofinish Nave (1.001 euro) riescono a superare la fatidica soglia, mentre tutti gli altri sono sotto, capoluogo compreso. A Brescia il valore medio lordo degli assegni (sempre considerati vecchiaia, reversibilità ed altre forme pensionistiche) è di 945 euro, in lieve aumento rispetto ai 931 euro del 2012. Scorrendo la classifica si arriva ai centri urbani che non superano la soglia dei 700 euro. A fare compagnia a Magasa anche Prestine (698 euro), Valvestino (639 euro) e Monno (613 euro).

In generale il 33% delle pensioni erogate dall’Inps di Brescia è inferiore a 500 euro, il 32% è compreso tra i 500 e i mille euro. La situazione è fisiologicamente migliore se si prendono in considerazione solo le pensioni di vecchiaia. In questo caso sono quarantuno i paesi della provincia dove la media resta al di sotto dei mille euro. L’assegno più magro pari a 616,48 euro spetta ai pensionati di Magasa ma sono decisamente sotto la linea di sopravvivenza minima anche gli ex lavoratori di Corteno Golgi (803,83 euro), Monno (735,95 euro), Prestine (852,72 euro), Tignale (872,99 euro) e Valvestino (794,96 euro). Ma nonostante il quadro deprimente, la terza età resta un baluardo contro la disgregazione sociale e familiare innescata dalla crisi. «Anziani e pensionati – osserva il leader della Fnp Cisl Alfonso Rossini – costituiscono una grande riserva di Welfare familiare che sta facendo opera di supplenza attiva rispetto a quello pubblico. C’è bisogno di atti concreti di equità per ridurre il peso del fisco e per recuperare il valore delle pensioni, costruendo una rete di tutele sociali che permetta di superare disuguaglianze e produrre coesione sociale, per ridare dignità a pensionati e anziani».
Alessandro Faliva

Gussago
Numero pensioni: 4.398
Importo medio mensile: 959,91

Fonte: Bresciaoggi

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