Piccola narrazione della tragica Processione delle Quarantore del 1909

Via Stretta anno 2020

Le Sante Quarantore d’inizio secolo XX furono tragiche. Correva il mese d’aprile dell’anno 1909, anche quell’anno si tenevano le Sante Quarantore – tre giornate di adorazione e preghiera con forti meditazioni, dopo la S. Pasqua di domenica 11 aprile – con la conclusiva solenne processione che dal sagrato della Parrocchiale di Santa Maria Assunta ivi faceva ritorno dopo un ampio tragitto e lunghissimo partecipato corteo.

Corteo che una volta imboccata via Chiesa verso Est svoltava a sinistra ed ancora, subito dopo breve tratto e solcato il vecchio ponticello sul torrente la Canale di via Stretta (oggi inizio di Via Cavour) si snodava per l’intera antica Via, proprio perché fisicamente stretta e chiusa da due lunghissime muraglie parallele, sino a raggiungere il crocicchio di Piedeldosso (Stretta, Forcella, Piedeldosso, Sovernighe), raggiungendo, poi, l’altro incrocio di strade gussaghesi detto delle Quattro Strade: Piedeldosso, Navezze e Roma (… ancora non si chiamava Roma). Da qui tornava verso sud percorrendo interamente la Via, oltrepassando la Villa dei Togni e la zona detta “èl Cantù” – veramente “èl Cantù dè le Gere” – con le case dirimpettaie di Luigi Codenotti “Bigì Poetå” e dei Federici con anche quelle, tante, dei Gozio, tutte proprio ubicate al Cantù, indi Piazza San Lorenzo – il vero cuore del paese, la Contrada Piazza – svoltando, infine e dopo altri 500 avanzamenti a passo di musica, in via Castelli (nome antico della zona) per la piazza, non piazza – ancora sterrata (lo testimoniamo le foto del 1907 quando vi giunse il tram elettrico in veste inaugurale) – sita innanzi la gradinata dell’architetto Basiletti provvista di sporgente quanto accoglienti balaustre.

Scalinata immensa dell’Ottocento posta in arida area osservata dai due leoni in pietra del milanese Antonio Tantardini. Sul penultimo ordine del sagrato veniva impartita la solenne benedizione col santissimo sacramento portato processionalmente dal Parroco per l’intero cammino processionale. Quell’anno reggeva le sorti della parrocchia di S. Maria Assunta il notissimo bagolinese di Valle Sabbia don Giorgio Bazzani (1863) nel 15° del suo parrocchiato (1894). In quell’anno 1909 festeggiavano il 15° di impegno a Gussago, poiché giunti anche loro nel 1894 – uno di seguito all’altro – ben tre sacerdoti: don Bazzani, appunto, e don Giuseppe Bernardelli da Pezzaze per la Parrocchia centrale, mentre per quella di Civine San Girolamo il di lui fratello don Giacinto figli di Apollonio e Paolina Tanghetti. Ricco, come sempre, era lo stuolo di prelati presenti al corteo processionale col S. Sacramento di quelle Sante Quarantore recato in ostensione.

L’accompagnamento della banda musicale era indispensabile e di rito mantenendo il necessario passo secondo le battute in levare. Al suono del “Cristus Vincit” e dell’inno “Noi vogliam Dio” tutto procedeva con regolarità, pur governata dagli addetti fabbricieri, con i bambini, ragazzi e ragazze donne e madri di famiglia “donne e madri cristiane” con i rispettivi stendardi preceduti dal Bandierone color rosso con croce alla sommità dell’antenna o pennone, quale apri corteo sacro, retto da un uomo forte e capace, tenuto ai due lembi di coda – a favor di vento – da altri fedeli. Prima del baldacchino col clero a corona del parroco col Santissimo, il grande “raggio” meglio definirlo imponente ostensorio simbolico richiamante quello con l’ostia consacrata retto dal Parroco o dal prete predicatore forestiero. Attorno al grande baldacchino processionale le sei pesantissime lanterne con cero protetto dai vetrini, la “scorta” in divisa solenne dei Carabinieri – ancora Carabinieri del Re – di stanza alla nostra Stazione, quale sicurezza e compartecipazione civile.

Potremmo terminare qui, avendo compiuto l’intero percorso processionale così come si compì anche in quell’anno 1909; invece necessita tornare ai muri ed alle case di via Stretta onde riconoscere che il musicante, appartenente ad un’intera famiglia di musicanti, Giovanni Battista G. terminò il suo inno processionale e di vita “Noi vogliam Dio, Vergin Maria, benigna ascolta il nostro dir: noi T’invochiamo, o Madre pia, dei figli Tuoi compi il desir! …” rendendo l’anima a Dio Padre suonando il proprio strumento musicale, aerofono della famiglia degli ottoni, il Basso, a Gussago detto “èl trumbù”. Infatti, nel Registro Canonico dei defunti si legge: “18 aprile 1909. G.…. Gio. Battista del fu Daniele e di T…. Orsola, marito di F…. Maria, d’anni 38, è morto all’improvviso durante la processione delle 40 ore. Oggi le esequie, 20 aprile 1909”.

Madonna dei 7 dolori. Via Stretta a Gussago

La morte improvvisa del nostro Giovanni Battista è avvenuta nei pressi di casa Tomasini che reca sull’ingresso la santellina devozionale con l’affresco della “Madonna delle sette spade” – Madonna addolorata di cui si compie la devozione il 15 settembre di ogni anno. (1)

Dopo composto trambusto dovuto all’accadimento mortale, purtroppo senza rimedio, il sacro rito processionale è continuato al canto di: ““Deh benedici, o Madre, al grido della fè, noi vogliam Dio, ch’è nostro Padre, noi vogliam Dio, ch’è nostro Re. Noi vogliam Dio, ch’è nostro Padre, noi vogliam Dio, ch’è nostro Re. Noi vogliam Dio nelle famiglie dei nostri cari in mezzo al cor; siàn puri i figli, caste le figlie, tutti c’infiammi di Dio l’amor. (…)””.

La conferma del doloroso accadimento sancita dall’atto ufficiale porta alla luce il nome e le funzioni svolte da alcuni cittadini gussaghesi, tutti indispensabili a diverso titolo.

1909. Addì 19 di aprile, (…). Avanti di me Foresti Giorgio Sindaco Ufficiale dello Stato Civile (…) sono comparsi Peroni Battista di anni 56, cursore (…) e Piovanelli Nicola di anni 31 impiegato (…) i quali mi hanno dichiarato che ad ore pomeridiane 6 e minuti zero del giorno di ieri (…) è morto G…. Giovanni Battista di anni 38, agricolo, residente in Brescia, nato in Gussago da fu Daniele (…) e da T…. Orsola, casalinga, domiciliata in Brescia, marito di F…. Maria. A quest’atto sono stati presenti quali testimoni Piovanelli Luigi di anni 61, Vice Segretario e Bertanza Emanuele (…).

Alla morte di Giovan Battista i suoi figlioli, tutti in tenera età, si trasferiscono, da Piedeldosso a Ronco, in casa dei nonni materni F…. ove nacque la mamma Maria Marietta figlia di Giacomo, maestra.

A cura di Achille Giovanni Piardi
Fotografia di via Stretta di Giuseppe Reghenzi, anno 2020

(1). LE DEVOZIONI POPOLARI: I SETTE DOLORI DI MARIA
I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”; 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”; 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”; 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario; 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente; 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce; 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione. La liturgia e la devozione hanno compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua personale sofferenza. (Famiglia Cristiana, 15.9.2019)

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