Polemiche sul “partigiano” e il Comune sposta la statua

Fotogallery statua Partigiano 2016
La statua nella “vecchia” posizione

Cambio forzato di sede per la statua del partigiano di Ronco. E il paese si divide. «È troppo vicina alla chiesa. Cosa c’entra con un luogo sacro? È stato giusto spostarla», spiegano i più facinorosi; «È il ricordo di un uomo che ha fatto il bene di Ronco e che ha aiutato tantissime persone; sarebbe dovuta rimanere nel centro di Ronco» rispondono gli altri. La polemica si accende con toni furenti nel paese e sulle piazze virtuali di Facebook. Un fronte, seppur esiguo, si è battuto per la rimozione dell’opera, installata fuori dalla chiesetta dei Santi Fabiano e Sebastiano poco più di due mesi fa. L’opera, realizzata dall’artista Johan Frisò, celebra uno dei personaggi chiave della storia della piccola frazione franciacortina, Pietro Codenotti, detto il partigiano, classe 1927, fondatore della società ciclistica G.s. Ronco e scomparso nel marzo del 2015.

L’artista ha voluto ricordare il triste giorno del 1970, quando Giampaolo Del Bono, ragazzino di 15 anni che correva per il Gs. Ronco, durante una gara il giovane cade, batte la testa e scompare in un canale allagato. L’opera congela il momento di disperazione del partigiano con in braccio il corpo esanime del ragazzo, in una raffigurazione simbolica della pietà di un uomo che ha donato tutto sé stesso per il ciclismo e per i ragazzi.

Sulla polemica vince il buon senso di coloro che decidono di non prolungare ulteriormente la feroce contestazione, e lasciano che il Comune sposti la statua in via Ronco, lungo la strada trafficata che collega Gussago a Rodengo e alla Sp19, pur di far tornare la pace in paese. Da lì, in prossimità della statua, partiranno molte delle gare ciclistiche in programma in paese; una bella iniziativa, certo, ma questo forse non basta a rendere omaggio a uno dei personaggi più amati. Forse lasciare la statua nel centro storico, in un luogo raccolto, vicino alla chiesetta tanto cara al partigiano, nel cuore del paese, sarebbe stata la scelta più consona. Forse era giusto che questo tributo rimanesse lì dove era stato posizionato; i ricordiegli affetti più cari, infatti, si sa, vanno portati stretti al cuore.
Federico Bernardelli Curuz

Fonte: Giornale di Brescia

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