
Sono bastate poche ore alla Squadra Mobile della questura di Brescia per dare un nome e un volto a chi all’alba di domenica con una violenta coltellata ha squarciato l’addome al ventunenne Jaysi Andres Bonilla, uccidendolo. Una vita bruciata e un’altra – quella di Anthony Aiello, 23 anni, di Gussago – che non sarà più la stessa, dopo quel gesto d’impeto sferrato dopo aver ricevuto un pugno.
Anthony Aiello ha confessato: «Sì, sono stato io, ma non volevo». Al suo legale, l’avvocato Veronica Zanotti, è apparso «sconvolto». Nella notte tra sabato e domenica era stato al «Disco Volante», la discoteca inglobata nel centro commerciale «Flaminia» di via Corsica, in città. Aiello è uno dei 3 mila tesserati. E nel pomeriggio di domenica, quando era già in Questura, come sospettato del delitto, i poliziotti stavano chiedendo di lui ai testimoni. Sì, perchè tutto è successo in mezzo a parecchie persone, in un parcheggio da cui Jaysi Bonilla, con l’addome sventrato dalla lama per ben 27 centimetri, si sarebbe trascinato fino all’esterno della galleria del Flaminia prima di accasciarsi e pronunciare poche parole: «Guarda cosa mi ha fatto quel bastardo…», secondo quanto ha riferito la fidanzata, che ha subito urlato e chiesto aiuto a chi ha poi chiamato il 112. Nei frame delle telecamere del servizio di sicurezza il giovane s’accascia subito dopo essere tornato dal parcheggio. Ma il fendente vibrato con un coltello a serramanico che sarà ritrovato in un giardinetto poco lontano, gli lascerà solo 12 ore di vita.
Secondo la ricostruzione della polizia vittima e omicida non si conoscevano. Aiello è stato inchiodato dalle testimonianze e forse anche dalle immagini delle telecamere. A casa, quando sono arrivati gli agenti della Squadra Mobile diretta da Alfonso Iadevaia, domenica mattina, aveva ancora i vestiti sporchi di sangue, il maglione in particolare. Stava cercando di nasconderli. Erano le 9 di un maledetto giorno in cui speranze contrapposte andavano esaurendosi. La speranza dell’omicida di non essere scoperto e le speranze di familiari e amici di Jaysi, perché non morisse. Speranze vane. Alle 17 la fidanzata usciva in lacrime dalla Poliambulanza perché il 21enne d’origini colombiane non ce l’aveva fatta. E Aiello era davanti al pm Teodoro Catananti. Subito ha ammesso il litigio. Più tempo, ma nemmeno moltissimo, è servito per arrivare alla confessione dell’accoltellamento con quell’arma a serramanico su cui sono in corso accertamenti, anche per capire a chi appartenesse. «Mi aveva colpito, mi sono difeso, è successo tutto nella concitazione del momento», ha detto Aiello, negando di aver pronunciato parole offensive o apprezzamenti sulla fidanzata della vittima.
Ieri mattina è stato portato in ospedale per essere medicato, poi in carcere. Ora si tratta di capire se e quanto alcol o altro possano aver recitato un ruolo nella vicenda. Con una coppia di fidanzati che, secondo quanto è emerso dalle indagini, arriva in quel parcheggio perché stanca di stare a casa. Fino a che qualcosa nell’incontro con Aiello s’incrina irreversibilmente. Fino al pugno che colpisce Anthony e al coltello che squarcia Jaysi colpendolo frontalmente. L’autopsia verrà eseguita nelle prossime ore. In agenda anche l’interrogatorio di convalida del fermo per un delitto su cui forse rimane qualcosa da chiarire. Di sicuro, due vite si sono bruciate in poche ore, tra rabbia, dolore e sangue.
Mario Pari
Fonte: Bresciaoggi