Pronti a salvare la piscina, ma è un tuffo con il brivido

Centro sportivo Le Gocce

Un salvagente per salvare la piscina “Le Gocce” di Gussago: il Consiglio comunale ha approvato l’avvio della procedura per la proposta di partenariato pubblico-privato della durata di 12 anni, comprensiva delle opere di riqualificazione del centro natatorio gestito in società con Castegnato.

Tra 60 giorni, in caso di più partecipanti, si procederà con la gara: “Vogliamo chiudere un percorso che si trascina da troppi anni”, ha sottolineato in aula il sindaco Giovanni Coccoli. La stessa proposta approderà domani in Consiglio comunale a Castegnato, socio per un terzo dell’impianto. All’attuale gestore temporaneo Aquamore, nei mesi scorsi, era stata concessa una proroga proprio per consentire di ultimare le procedure per un affidamento definitivo in project financing. L’interesse di Aquamore è confermato, tanto che ha già presentato una proposta che prevede di gestire l’opera pubblica anticipando i costi in cambio di una gestione pluriennale, ma alla gara potranno partecipare anche altre società del settore.

Il voto in aula non è stato unanime. Astenute le minoranze. Valeria Benedetti della lista Pd Comunità democratica ha affermato che “la piscina è un servizio fondamentale per la comunità, ma non è ancora chiaro quali saranno le condizioni che verranno applicate”. Anche il gruppo Stefano Quarena Sindaco ha deciso di astenersi. “Siamo consapevoli che l’impianto necessita di interventi che il bilancio ordinario fatica a sostenere – ha sottolineato Quarena -. Ben vengano dunque i capitali privati. Tuttavia in questa fase la documentazione che descrive l’oggetto della concessione e la sua durata lascia in ombra degli aspetti. A nostro avviso, il rischio per il Comune rimane alto. Sull’immobile della piscina gravano dei mutui storici, contratti in passato per sostenere i costi di costruzione e manutenzione: la proposta non chiarisce se il privato si accollerà l’onere del debito pregresso. Se il mutuo resterà a carico dell’ente locale, ci troveremmo di fronte a un’operazione asimmetrica: il Comune continuerebbe a pagare le rate per la proprietà dell’impianto, mentre il gestore privato incasserebbe i proventi dell’attività commerciale. La proposta inoltre fissa la durata della concessione a 12 anni, ma se incrociamo questo parametro con la durata tipica dei piani di ammortamento dei mutui pubblici, è del tutto plausibile ipotizzare che quando il partenariato sarà concluso, il Comune si vedrà restituire le chiavi dell’impianto, ma si troverà ancora a dover pagare per altri 5 o 6 anni le rate dei mutui”. “Analizzare ora le prospettive finanziarie future non è possibile – ha replicato l’assessore alle politiche economiche Luisa Landi -. Siamo chiamati a valutare l’interesse pubblico di questa operazione. I mutui pregressi sono già coperti dal bilancio”.
Cinzia Reboni

Fonte: Bresciaoggi

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