
Quadri di Angelo Inganni e testimonianze dei residenti consentono di colmare le lacune lasciate alla Santissima dai ladri prima che l’opera fosse sottoposta a stretto controllo, da parte dell’Opera Pia Richiedei e, poi, del Comune. I vuoti riguardano, di fatto, numerosi ambienti. Due dipinti di Inganni consentono, ad esempio, di rivedere la cucina della grande villa in cui abitavano il pittore e Amanzia Guérillot, uno degli angoli più rustici, caldi e suggestivi della dimora. In questo ampio spazio di servizio, probabilmente utilizzato dagli stessi proprietari durante le giornate più fredde, sono stati asportati, nella spoliazione durata un secolo, l’antico e ampio camino, con belle pietre sagomate e la struttura lignea che appare in due opere di Inganni stesso. La prima, da noi illustrata in un precedente articolo apparso nelle pagine della Cultura, la seconda, oggetto di un nuovo studio, che permette di ipotizzare seriamente che la scena sia stata ambientata proprio nella grande cucina.
Il primo quadro a cui ci riferiamo è «Interno di cucina – Piano! Che non si svegli la nonna», il secondo, in un accostamento inedito all’immagine del luogo in cui fu dipinto è: «Contadini in una cucina». Le opere del pittore consentono anche di vedere gli utensili conservati nella cucina e di ricostruirla idealmente sotto il profilo funzionale e non soltanto, attraverso, auspicabili, futuri restauri per i quali sta lavorando un team, guidato dall’assessore Giovanni Coccoli. La vita della casa, anche in estate, ruotava attorno a questo ambiente e al suo focolare. Sul fuoco venivano, probabilmente, cotte le carni, mentre per la bollitura e gli altri tipi di cottura, le cameriere di casa Inganni utilizzavano il fornello alimentato a legna che appare nei due dipinti. La spoliazione da parte di ladri ha riguardato anche i locali della piccola chiesa, attigua all’edificio principale, con conseguenze già note da tempo. Poco, infatti è rimasto degli interni: «Qualcosa è stato rimosso e portato in salvo, nell’ambito delle nicchie laterali» dice l’assessore Giovanni Coccoli, anche se sono stati conservati, grazie all’innalzamento di un muro tra la navata e il presbiterio, gli affreschi di Paolo da Caylina il Giovane.
L’aggressione da parte dei ladri avrebbe potuto avere conseguenze peggiori, se non si fosse provveduto, nei primi anni ’90, alla collocazione di sistemi d’allarme. In paese, infatti, c’è chi ricorda uno dei tentativi più eclatanti, quando con un camion, siamo negli anni ’80, si cercò di far razzia delle colonne del porticato. Qualcuno, con una catena da traino, era pronto a «sradicarle», noncurante del rischio di crollo del tetto. Fortunatamente arrivarono alcuni volontari che misero i ladri in fuga salvando quantomeno l’esterno dell’elegante struttura, simbolo di Gussago e dei gussaghesi.
Federico Bernardelli Curuz
Fonte: Giornale di Brescia