Gussaghesi più poveri, nel 2011 il reddito medio è calato del 12%

Reddito

Il reddito medio dei gussaghesi, nella classifica dei comuni bresciani, passa dall‘ottavo posto del 2010 (25.843 euro lordi) al dodicesimo del 2011 (22.692 euro lordi), con una perdita di 3.151 euro (-12,2%). Anche i bresciani sono più poveri: il reddito medio è sceso a 20.260 euro (lordi) l’anno. Rispetto ai dodici mesi precedenti si registra un calo di circa 2.500 euro (-11%). La performance peggiore è di Monno (-22,7%). Cellatica si conferma il comune più ricco.

Aumenta il numero dei contribuenti, ma cala radicalmente il valore del reddito incassato. Nel 2011 ogni bresciano ha dichiarato al Fisco entrate per 20.260 euro in media, circa 2.500 euro in meno rispetto all’anno precedente. La nostra provincia si scopre così più povera: lo confermano i dati espressi nelle oltre 875mila dichiarazioni dei redditi compilate nel 2012 (tra Mod. Unico e 730 stiamo parlando di circa 188mila in più rispetto ai dodici mesi precedenti) e raccolte dal Ministero delle Finanze.

Da un’analisi complessiva emerge che in un anno Brescia ha perso l’11% della sua ricchezza. Per la prima volta dopo lo scoppio della crisi nessuno dei nostri 206 comuni ha registrato una crescita del reddito medio dichiarato. Quello di Cellatica resta il territorio più ricco, anche se il redditomedio dichiarato in quel comune passa da 29.238 a 26.268 euro (-10,2%). E in coda alla classifica troviamo Magasa dove nel 2011 ogni contribuente viveva con 13.231 euro all’anno. Erano 16.076 euro nel 2010 (-17,7%). La performance peggiore è comunque quella riportata da Monno (-22,7%) dove il reddito medio è sceso da 19.314 a 14.927 euro annui. Seguono Vione (-21,5%, da 19.872 a 15.604 euro), Capovalle (-21,2%, da 17.909 a 14.108 euro) e Treviso Bresciano (-19,7%, da 18.944 a 15.208 euro). Sono invece riusciti a contenere meglio la crisi i comuni di Casto (-4,4%, da 19.861 a 18.988 euro), Corzano (-5,3, da 20.688 a 19.589) e Limone (-5,3% da 18.732 a 17.745 euro).

Solo in quaranta amministrazioni comunali su un totale di 206 si vive con un reddito superiore alla media provinciale. Un commento a parte lo si deve inoltre fare al capoluogo: Brescia-città resta nella «top ten» dei redditi con un profitto annuo medio pari a 23.933 euro, ma segna in media un calo di oltre 3mila euro rispetto all’anno precedente (-12,6%). I valori dei redditi di cui parliamo non sono altro che la base imponibile utilizzata per il calcolo dell’addizionale Irpef. Stiamo dunque considerando redditi al lordo di imposte e per questo motivo diventa più interessante scoprire qual è la ricchezza reale espressa nelle dichiarazioni dei bresciani. Basti pensare che fino a un reddito di 15mila euro annui si versa un’Irpef del 23% e che gli scaglioni di imposta salgono gradualmente fino al 43% in proporzione al reddito. Per ogni comune, inoltre, il Ministero delle Finanze non ha ancora svelato la frequenza delle diverse fasce di reddito: ad esempio ancora non si sa quanti sono i contribuenti bresciani che dichiarano un reddito inferiore ai 10mila euro annui e quanti sono quelli che vanno oltre i 100mila euro. Con i dati a disposizione è però possibile tracciare una cartina di tornasole per determinare la distribuzione geografica dei redditi ed è facile determinare che la concentrazione dei redditi più bassi è in Valcamonica e nella zona dell’Alto Garda. Per la precisione nei comuni di Tignale (14.468 euro lordi l’anno), Capovalle (14.108 euro), Valvestino (13.799 euro) e Magasa.

Chiudiamo il nostro studio aggiungendo alcuni indicatori che in qualche modo possono giustificare la riduzione complessiva dei redditi bresciani. Partiamo dalla finanza: nel 2011 la Borsa di Milano ha perso il 23,1% del suo valore a inizio anno. Passiamo quindi agli indici più tangibili: nel 2011 sono andate in fallimento 316 aziende (313 l’anno precedente) e sempre in quell’arco temporale preso in considerazione l’Inps di via Benedetto Croce ha concesso 42,4 milioni di ore di cassa integrazione (60,2 milioni nel 2010) alle aziende del territorio. Il mercato del lavoro è stato peraltro il più tormentato dalla crisi, con effetti inevitabili sul reddito, lo confermano anche i dati diffusi dal mondo sindacale dove risulta che nel 2011 6.890 lavoratori dipendenti bresciani sono finiti nelle liste di mobilità.
Erminio Bissolotti

Fonte: Giornale di Brescia

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