
Il licenziamento di 5 dipendenti del Richiedei diventa questione politica. E lo diventa nel giorno in cui i sindacati scendono in piazza Vittorio Veneto per sensibilizzare il paese sulla vicenda. «Siamo soddisfatti del volantinaggio – spiegano i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil -, molte persone si sono avvicinate per chiederci chiarimenti, per sapere qualcosa di più della vicenda dei licenziamenti, ma anche per capire quale potrà essere il futuro della struttura». I sindacalisti hanno ribadito che la loro proposta per mantenere i lavoratori all’interno del Richiedei aveva lo scopo fondamentale di non disperdere «preziose competenze, proprio ora che la Fondazione cerca un rilancio come polo geriatrico». Tra i manifestanti anche alcuni dipendenti della struttura. Le iniziative non finiranno certo qui, altre mobilitazioni verranno messe in calendario; le sigle sindacali hanno ribadito una volta in più la solidarietà ai lavoratori «gli unici ad aver fatto da sempre sacrifici per sostenere la struttura».
Sul fronte politico è invece polemica aperta anche tra l’attuale sindaco, Bruno Marchina, e il suo predecessore, Lucia Lazzari, Lega nord. Marchina ha sostenuto che la Giunta precedente aveva scelto la forma dell’appalto pubblico del servizio di assistenza domiciliare, impedendo una gestione soppesata degli incarichi e che questo, pertanto, avrebbe contribuito ad originare i problemi che hanno portato al licenziamento.
«Ricordo a Bruno Marchina che un servizio comunale del valore di circa 400.000 euro come appunto quello del Servizio di assistenza domiciliare – dice Lucia Lazzari – deve, per legge, essere assegnato con bando e successiva gara d’appalto. La mia “decisione” del 2010 non fu una scelta arbitraria, ma obbligatoria. Non solo, prosegue Lazzari, «Marchina chiarisca anche perché lui non ha provveduto ad utilizzare un’altra norma, se la procedura attuata dalla sua Amministrazione per assegnare il servizio di assistenza domiciliare non gli permetteva, come dice lui, di “andar incontro alle esigenze del territorio”».
Federico Bernardelli Curuz
Fonte: Giornale di Brescia