In ricordo di Gian Vincenzo “Giovanni” Cerlini

Giovanni Cerlini

Oggi (mercoledì 13 settembre 2017) abbiamo accompagnato al Campo Santo un amico, l’amico, l’amico “Giovanni”. Raggiunse quota 80 con l’età, certamente non li dimostrava per nulla: ancora attivo conquistatore della montagna, delle sue montagne di cui era innamorato; montagne che lo han visto esalare anche l’ultimo respiro in Pusteria. Da appena un mese tornasti da un lungo trekking in altura del Monviso. La montagna, ci insegnarono da piccoli, simboleggia la vita con le sue salite e discese, con i suoi pericoli allo stesso modo di quelli da affrontare ogni giorno; anche l’ultima montagna t’ha visto salire e come può accadere lungo i sentieri impervi si deve proseguire non essendovi possibilità di tornare indietro bensì solo continuare a salire per poter far ritorno alla base di partenza soltanto alla fine di quel sentiero, di quella via ferrata. Così la vita e la sua conclusione!

Sicuramente prima di lasciarci hai fotografato, questa volta soltanto ad occhio nudo, una delle tue ultime vedute panoramiche non cartolina, bensì sempre provviste di un particolare che contraddistinguesse, esaltasse il Creato e la tua creatura appena realizzata. Ci volle sempre pazienza, attesa e temperanza, ci dicevi sovente, per ottenere il risultato immaginato, sperato e tante volte, comunque, la “creatura” non ti riusciva come avresti voluto e, se così, non desistevi e, addirittura, pensavi subito a quando e come tornare in quel luogo onde catturare l’attimo giusto per un risultato migliore, più soddisfacente. Ma anche qui, magari a distanza di anni, ricordavi com’erano state le condizioni di luce precedenti rispetto all’attualità, al fine di non sprecare né tempo, né pellicola, né fiato, né pazienza. Ora fotograferai anche senza la tua vecchia camera fotografica e le immagini ti rimarranno tutte impresse, senza sviluppo e senza stampa, neppure con l’uso del digitale; non vi inciderà neppure alcuna opacità, nebbia o nuvole. Mandacele di qui, …con l’etere non dovrebbe risultarti difficile. C’erano, questo pomeriggio, anche i tuoi Alpini e le loro “penne” emergevano sull’immensità di popolo corso a salutarti. Agli occhi ed al cuore di noi, la presenza della bandiera delle Fiamme Verdi della lotta di liberazione ha fatto fare ritorno alla bella figura di tuo padre Vincenzo Angelo Alpino, combattente in guerra su diversi suoli e fronti e combattente in patria per la libertà, anche emigrante oltre oceano.

“Giovanni” vivi liberamente tutte le tue passioni conquistate e domate qui su questa terra! Fa in modo che noi, unitamente ai tuoi di casa, continuiamo sulla tua stessa strada a coltivare ogni tuo pensiero e desiderio che sempre ci raccontavi voler ancora realizzare. Con un fraterno ultimo abbraccio che, purtroppo, ci è mancato. Ti aggiungiamo una foto della tua giovinezza ed una seconda di quando negli anni Cinquanta, ancora ragazzo, salisti in cordata la Marmolada, in cielo i tuoi compagni di allora ti son sicuramente venuti incontro. La “cordata della vita” non termina se non sull’ultima montagna del cielo. Grazie per averci considerati amici. Ciao da Franco e Achille.

A cura di Achille Giovanni Piardi

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