Ricordo di Giovanni Peroni a 52 anni dalla morte

In quell’anno 1967 il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, era di domenica e si celebrava la GIORNATA DELLE PALME: grande festa nella Chiesa come, del resto, in quella gussaghese con una processione trabocchevole di fedeli, dai bambini non ancora in età scolare, agli adulti, sino ai novantenni ed oltre. Vi partecipava anche chi scrive.

Per la Chiesa universale, in piazza San Pietro in Vaticano, in quello stesso solenne giorno papa Paolo VI – Giovanni Battista Montini esordiva così nella sua omelia rivolta ai giovani ed a tutti, con un prologo: <<Fratelli e Figli carissimi! e voi Giovani amici, che avete accettato il Nostro invito a partecipare a questo rito, straordinariamente significativo! Sapete che cosa stiamo facendo? Noi vogliamo rinnovare la memoria, e, sotto certi aspetti, la scena, anzi, più che la scena, l’avvenimento popolare e modesto, ma clamoroso ed estremamente importante e decisivo, dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme, la città santa, affollatissima in quei giorni per l’affluenza di popolo da ogni parte della Palestina, a causa dell’annuale celebrazione della Pasqua giudaica. Questa era la festa storica degli Ebrei: ricordava il passato: la liberazione del popolo eletto dalla schiavitù egiziana; rinnovava la coscienza del suo destino teocratico, e confermava la speranza profetica di futuri rivolgimenti gloriosi, quelli inerenti alla promessa divina che quel popolo custodiva con l’antica fede di Abramo. (…)>>.
SOLENNE RITO DELLA «DOMINICA IN PALMIS». OMELIA DI PAOLO VI. Festa di San Giuseppe, 19 marzo 1967

Da qualche tempo il nostro gussaghese Giovanni Peroni (1904) mancava alle attività oratoriane nel loro complesso, compresa la sorveglianza della sala cinematografica coadiuvando Pietro Maffessoli, e mancò anche alla processione delle Palme di quel 19 marzo, e per sempre. I Giovani del Giornale giovanile mensile “Lo spillo”, unica “voce” del tempo in Gussago, infatti pubblicavano l’annuncio che riproduciamo, recuperato, alla memoria e cartaceo, proprio in questi giorni di marzo distanti 52 anni da quella domenica della dipartita di Giovanni, lasciandoci un grande vuoto. Lo spirito dei giovani di Gussago, di quei giovani “Spillini” è evidente e si commenta da solo, pur nel semplice cordoglio frutto dell’espressione sincera, genuina del tempo.

Chi scrive osa aggiungervi qualche parola. Era catechista, vi si legge; infatti lo era e da tempo e svolgeva questo ministero per la folta schiera dei giovani oltre l’obbligo del catechismo, voglio dire dai 14/15 anni sino all’età adulta, anche 28/30enni, sostitutivo della partecipazione alla Dottrina Cristiana che si teneva in chiesa da parte del Prevosto Parroco e dalla quale si era ufficialmente esentati. A quelle impegnative, tenaci lezioni di Catechismo sociale e di Dottrina sociale della Chiesa partecipava pure l’odierno estensore: uno dei più piccoli tra i giovani, aveva solo 14 anni; in fin dei conti, un adolescente che aveva necessità di crescere.

Giovanni Peroni mai volle essere “assistito” da un Assistente; del resto, chi avrebbe osato proporsi? La Divina Provvidenza a volte combina scherzi seri; infatti, divenne Assistente di Giovanni, per sua chiamata, l’attuale estensore di questo semplice “Ricordo”, un ragazzo di soli 16 anni d’età, purtroppo per soli due anni o poco più, a partire dall’anno catechistico 1964-65. (L’Assistente divenne, a sua volta, catechista a partire dal mese d’ottobre 1966 rimanendovi impegnato sino al giugno 1982). Purtroppo il Signore ritenne di non lasciarci Giovanni Peroni oltre quel 19 marzo di una vita fa; Gesù Cristo se lo prese, a soli 63 anni, per condurlo a Dio Padre. Per continuare e terminare con il senso dell’omelia di Paolo VI di quel lontano dì delle Palme. <<(…). Cristo: comprendiamo noi lo sconfinato valore di questo titolo? Tanto spesso lo usiamo, e forse non misuriamo l’importanza ch’esso riveste, per il suo straripante significato: Cristo vuoi dire il Re consacrato, pieno di Spirito Santo, luogotenente di Dio nel mondo; un significato universale e centrale per tutta l’umanità, un significato che non è limitato ai confini della storia ebraica, ma che trabocca e si estende al mondo, a tutti i tempi e a tutti gli uomini; arriva a noi. Noi oggi siamo invitati a riconoscere in Cristo il centro dei nostri destini, il nostro Maestro, il nostro Salvatore, il Dio fatto uomo, Colui che è principio e termine della nostra storia temporale e spirituale, Colui che è Presente, e che per nostra fortuna e per nostra gioia possiamo riconoscere, quale Egli si disse: la via, la verità, la vita. (…)>>.
Grazie Giovanni, mio maestro.

A cura di Achille Giovanni Piardi.

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