I Sacri Tridui a Gussago

La “macchina” dei Tridui della chiesta Santa Maria Assunta – Fotografia di Angelo Cartella

La pratica dei Sacri Tridui è stata avviata a Gussago a partire dal secolo XVIII e l’immenso apparato, illuminato da centinaia di candele, parte dal pavimento del presbiterio per giungere sino alla sommità della volta absidale della chiesa di Santa Maria Assunta. La macchina dei Tridui è stata eseguita dal Beneduci di Orzinuovi con l’aggiunta di due tempere raffiguranti due angeli, opera dell’Inganni. Abbandonata nel 1937, venne riproposta nel 1971 dal Parroco don Angelo Porta e fu oggetto di osservazione dello studioso giapponese Eiko Vakyanu.

In Parrocchia era in uso iscriversi (“…esèr nutacc èn de la Cumpagnia del Tridio”…) alla Compagnia del Triduo, versando un piccolo obolo. L’unico “beneficio” era ed è “post mortem”: la celebrazione (un tempo l’Ufficio funebre con S. Messa cantata e l’uso dell’organo), di una S. Messa semplice. Degli iscritti si teneva viva l’annotazione su apposito “Quaderno di Contrada”, uno per ciascuna delle Contrade ricadenti sotto la giurisdizione della Parrocchia di Santa Maria Assunta. Durante il funerale del defunto iscritto alla Compagnia del Triduo primeggiava (un tempo) il grande stendardo dei disciplini annotati nella Compagnia. Dal 1765 e sino all’Ottocento chi era annoverato nella “Compagnia” godeva di una speciale sepoltura, appunto, nel sepolcro del Triduo ubicato nella centrale chiesa di San Lorenzo, compatrono, come recita il Registro canonico dei defunti.

Pia e solenne commemorazione dei defunti della durata dei primi tre giorni consecutivi della settimana, considerati un tempo festivi. E’ pratica particolarmente bresciana ignota, fatte poche eccezioni (Gandino e Rovetta nel Bergamasco), alle diocesi contermini. Hanno avuto origine nei suffragi delle molte vittime della guerra di successione spagnola (1701-1705) in terra bresciana specie nella battaglia di  Chiari (1701) e di Calcinato (1703) e furono iniziati a Brescia nella Chiesa di San Giuseppe dai Francescani Minori Osservanti l’anno 1716.

La celebrazione prevedeva, di solito al mattino, un susseguirsi di Messe e un ufficio solenne e verso sera l’ufficio dei defunti, la predica di un oratore di grido, l’illuminazione dell’apparato, l’esposizione del Santissimo sacramento al centro della “macchina” e la Benedizione Eucaristica. I Sacri tridui erano considerati giorni festivi di precetto; erano solennità parrocchiali alle quali nessuno doveva mancare ed anche quelli che risiedevano fuori dal paese o erano assenti per motivi di lavoro ritornavano puntualmente  a casa. La pia pratica si celebrò in città di Brescia nelle chiese degli Ordini religiosi, a S. Alessandro (Serviti), a S. Francesco (Conventuali), a S. Giuseppe (Minori Osservanti), al Carmine (Carmelitani), alle Grazie (Gesuiti). Queste chiese avevano la loro Confraternita particolare del S. Triduo 0 del Suffragio dei Defunti, che provvedeva alle spese della funzione. L’anno 1727, l’11 settembre, una Ducale della Serenissima Repubblica di Venezia approvava la Confraternita “Compagnia del Triduo di S. Giuseppe” (chiesa di S. Giuseppe in città di Brescia) in suffragio delle Anime del Purgatorio con relativi capitoli, cioè regolamenti.

La celebrazione dei Tridui venne distribuita nei mesi di novembre, gennaio e febbraio, e specialmente nelle tre domeniche che precedono la Quaresima, chiamate di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, che comprendono il carnevale, la stagione dei divertimenti, dei balli, dei teatri, delle mascherate, residuo di usanze pagane per scacciare le noie dell’inverno e i pericoli del mese delle febbri (februarius). Assieme alla pratica dei Tridui si andarono diffondendo specie nel sec. XVIII in tutta la diocesi le “macchine”, ossia gli apparati dei Tridui che vanno dal barocco al neoclassico, ingaggiando alcuni artisti di rilievo ma, soprattutto, artigiani dei quali si sono perse le tracce.

Fonti:
– Antonio Fappani. Enciclopedia Bresciana, Vol. XIX- Voce: “Sacri Tridui”
www.piardi.org

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