Sanità: rivoluzione negli ospedali, presentato il nuovo piano di Ats

Fondazione Richiedei

Degenze di comunità, un ponte tra ricovero e assistenza domiciliare. Un unico, grande contenitore che a breve spazzerà via quello che oggi è un microcosmo frastagliato spesso difficile da gestire in modo armonico scandito da posti letti ospedalieri per sub acuti, sperimentazione posta acuta, Star e riabilitazione generale geriatrica. Prende forma la «rivoluzione» concepita per rispondere alle esigenze di chi necessita di ricoveri extra ospedalieri di breve durata per casi non acuti che non possono rientrare a domicilio. Tutto avverrà in tre fasi. «Si parte con la ricognizione e l’accettazione da parte della Regione Lombardia della nostra proposta, che va a rimodulare gli attuali posti letto – spiega il direttore dell’Ats di Brescia Claudio Vito Sileo -. Il secondo step consiste nell’incremento del budget per i sub acuti, perchè è più facile che una struttura operi a pieno regime piuttosto che aprirne una nuova. Infine l’aumento dell’offerta, soprattutto su Brescia città, l’area paradossalmente più carente in questo momento».

Il decreto regionale di luglio ha definito le nuove unità d’offerta delle degenze di comunità, articolate su due livelli: l’assistenza residenziale extra ospedaliera (Are) di base e quella avanzata. «L’Ats di Brescia ha inviato in ottobre alla Regione la relazione completa – spiega Sileo -. Il primo provvedimento che ci aspettiamo è che tutti i sub acuti diventino degenze di comunità di livello avanzato. Sull’attuale Star c’è l’accordo con la Fondazione Richiedei di Gussago, che ha chiesto di dividere equamente gli attuali 20 posti in livello avanzato e base. Per quanto riguarda gli Anni Azzurri e la Fondazione Falk di Vobarno, d’ufficio entreranno nel livello base. Per la riabilitazione generale geriatrica – Richiedei di Gussago e Palazzolo e Fondazione Madonna del Corlo di Lonato – è stato chiesto il passaggio a degenze di comunità di livello avanzato». La sfida è dare risposte al fabbisogno reale. «L’offerta è in deficit, per due ordini di motivi – spiega Sileo -: per il pacchetto di 107 posti delle ex sub acute attualmente autorizzato e contrattualizzato, il budget consente di lavorare al massimo al 98% di occupazione, perchè le risorse sono inferiori alla massima potenzialità. Abbiamo chiesto di incrementare il budget, in modo da far funzionare questi 107 posti letto al massimo regime. Le strutture ricoverano in relazione alle risorse a disposizione: prima di aprirne una nuova, meglio far funzionare al massimo le esistenti». La criticità più grande, secondo Sileo, è la città. «Mentre in provincia l’Asst di Franciacorta offre 20 posti a Orzinuovi e 10 a Iseo, e l’Asst del Garda ne ha 20 a Manerbio e 17 a Villa Gemma di Gardone Riviera, in città solo la Poliambulanza ne ha 20 a contratto. Gli Spedali Civili, nella sede cittadina, nemmeno uno: i 20 posti di sub acuti sono a Montichiari, e garantiscono il servizio ai residenti nella Bassa. Per questo gli Spedali Civili si sono candidati ad avere degenze di comunità sia a Gardone, per coprire l’area della Valtrompia, sia nella sede di Brescia, anche in parte come riconversione di post acuti».A questi vanno ad aggiungersi le strutture private che possono rimodulare la loro offerta, come per esempio Madonna del Corlo. «Ma è ovvio che, in questo caso, si dovrà prevedere un bando per i privati».
Cinzia Reboni

Fonte: Bresciaoggi

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