
A giugno dell’anno scorso la Santissima, simbolo di Gussago, con 11.821 voti si era piazzata al primo posto tra i Luoghi del Cuore bresciani del Fai, quinta in Lombardia e trentaduesima a livello nazionale. Non un risultato da poco, considerato che i tesori segnalati – dalle chiese agli antichi monasteri, dai castelli ai borghi – erano stati complessivamente 30.260, di cui 686 bresciani. Un risultato che aveva permesso al Comune di partecipare al bando che mette a disposizione contributi per i progetti di restauro o valorizzazione.
Il Fai ha sciolto la riserva, pubblicando la graduatoria dei “Venti nuovi progetti per 20 Luoghi del Cuore”. E ancora una volta il complesso domenicano sul colle Barbisone si è fatto largo, conquistando la seconda posizione e staccando il «tagliando» di 35 mila euro per l’intervento di restauro degli affreschi della navata.
«Quello della Santissima è l’unico progetto finanziato di tutta la provincia di Brescia – commenta il sindaco Giovanni Coccoli -, e questo risultato ci riempie di orgoglio. Questo contributo rappresenta un nuovo, fondamentale passo nel percorso di recupero della Santissima, il nostro vero “luogo del cuore”. L’intervento, che partirà a breve, riguarderà il restauro dei dipinti murari della navata della chiesa, per un costo complessivo di 100.000 euro». Il traguardo, aggiunge Coccoli, «è merito di chi si è mobilitato nella raccolta dei voti: i volontari di Santissima nel cuore, custodi del monumento, l’associazione Gruppo Sentieri Gussago e le 11.821 persone che hanno espresso il proprio voto con passione ed affetto».
Le prime testimonianze del complesso risalgono al 1460. Nel 1479 fu affidato ai Domenicani, che lo ressero fino alla soppressione degli ordini religiosi con i decreti napoleonici del 1797. Successivamente il convento divenne residenza padronale con annessi agricoli. Nel 1823 venne acquistato da Giovanbattista Gigola, miniatore e ritrattista di corte del viceré Eugenio di Beauharnais, che lo fece trasformare in gusto neogotico, con l’aggiunta di torri angolari, merlatura e finestre ogivali. Tra gli abituali frequentatori vi era il pittore Angelo Inganni, che sposò la vedova di Gigola e visse alla Santissima fino alla morte, nel 1880. Nel Novecento tutti gli ambienti del complesso diventarono abitazioni contadine: la chiesa venne suddivisa in tre zone alloggi, nel 1926 il campanile risultava adibito a porcile e il coro della chiesa invaso da «un mondo d’immondizie di polli e conigli». Rimasto senza alcun intervento, il complesso scivolò in un prolungato e totale abbandono. Solo nel 2010 fu acquistato dal Comune, che nel 2022 ha avviato un processo di recupero e valorizzazione. In questi giorni i volontari stanno restaurando i caratteristici muretti a secco, a breve inizierà il recupero della torre del castello danneggiata da un fulmine.
Per approfondire:
– iluoghidelcuore.it