Scafisti per profughi siriani: 13 arresti, due a Gussago

Polizia

Li hanno definiti scafisti di terra. Trasportavano in auto verso i Paesi del nord Europa, passando dall’Italia, decine di profughi siriani che sognavano una vita lontano dalla guerra e che per scappare dal loro Paese erano pronti a tutto. Anche ad investire molto denaro in cambio della fuga. E un’organizzazione criminale attiva tra Monza e Milano si era specializzata nei viaggi della speranza. Tredici – 6 egiziani, 3 albanesi, 2 rumeni, un siriano ed una escort brasiliana, le persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Monza passata poi per competenza alla DDA di Milano. Dieci gli arresti fin qui eseguiti.

Del gruppo, capeggiato da quattro egiziani, facevano parte anche due albanesi residenti a Gussago e per i quali le manette sono scattate ieri mattina. Si tratta di Eni Halilaj, nato il 16 ottobre del 1990, e il connazionale Gzim Maja, 36 anni ancora da compiere. Sono regolari sul territorio nazionale e avevano un ruolo preciso all’interno del gruppo. «Erano gli autisti delle vetture che trasportavano i profughi» ha spiegato Angelo Re, dirigente del Commissariato di Polizia di Monza che ha condotto le indagini e che ha precisato: «Non abbiamo riscontri in merito ad un’attività svolta in provincia di Brescia, i due si muovevano solo nel Milanese».

Sarebbero almeno venti i viaggi compiuti con a bordo di auto e pulmini anche intere famiglie siriane. Un centinaio gli stranieri trasportati per un incasso di almeno 70mila euro. «Il gruppo non solo organizzava il trasferimento, ma metteva a disposizione dei profughi un appartamento a Monza all’interno del quale aspettare, in condizioni disumane, l’arrivo degli autisti pronti ad affrontare i viaggi in direzione nord Europa» è stato spiegato dal Commissariato di Polizia di Monza. L’organizzazione, i cui membri sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, cercavano potenziali clienti soprattutto alla Stazione centrale di Milano.

L’indagine aveva preso il via nell’estate del 2014 dalle dichiarazioni di un cittadino egiziano al quale il gruppo aveva offerto il ruolo di autista. Incarico rifiutato dall’uomo che ha poi deciso di raccontare tutto alla polizia. «Pensavamo – hanno ammesso gli inquirenti – che facesse riferimento ad un solo caso. Non immaginavamo un’organizzazione così articolata e strutturata».
Andrea Cittadini

Fonte articolo: Giornale di Brescia

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